“Altro che mozione di censura, Speroni chieda scusa e si dimetta”
Il consigliere comunale dell'Ulivo Alessandro Berteotti torna sul "caso" aperto dalle dichiarazioni dell'europarlamentare dopo il referendum costituzionale
Quella
dell’insulto e della prepotenza è una caratteristica di un
certo tipo di politica, caro a chi non ha valori e ideali da
difendere e rispettare.
Da
troppo tempo la politica italiana è succube di questo effetto,
che Marco Travaglio definisce come uno dei peggiori prodotti del
Berlusconismo: aggressione verbale violenta agli avversari, gridare
per farsi sentire, negare anche l’evidenza, cancellare etica e morale
dal proprio bagaglio culturale. Quello che mi rattrista è che
però, troppe volte, anche il Centrosinistra scivola su questo
versante.
Per
questo credo e affermo che la ricerca di una larga intesa per
rinnovare la Costituzione non può prescindere da un processo
culturale di riavvicinamento ad un pensiero moderato, riformista ed
eticamente corretto, cancellando gli effetti devastanti di questa
involuzione culturale.
Probabilmente
ci vorranno anni per liberarsi di questo peso, e forse l’esito non è
scontato, anche perché parte dell’elettorato gradisce questo
rimbecillimento della politica in chiave di scontro epico.
Ecco
perché non mi è piaciuto (ed è un eufemismo)
l’intervento di Speroni che dà degli schifosi agli italiani e
dei cagasotto ai lombardi, che sarebbe come nel calcio, visto il
clima da Mondiali, un intervento a gamba tesa all’altezza dei
gioielli di famiglia: non mi sono piaciute le gazzarre dei clan, da
una parte e dall’altra, che si sono affrontate in Consiglio Comunale
giovedì 29 giugno 2006, per condannare o sostenere le tesi di
Speroni.
Non si è
capito, da una parte e dall’altra, che non era sotto accusa solo
Speroni, ma proprio questo modo, suo e di troppi altri, di fare
politica urlata, arrogante e violenta nel linguaggio. "E allora
dovevamo stare zitti?", si obbietterà. Assolutamente no,
ma le posizioni devono essere chiare e consequenziali al tipo di
provocazione che si è messo in moto.
Speroni
ha offeso tutti gli italiani, i lombardi, i meridionali; ma se
chiedete ai cittadini di Busto chi offese un anno fa a Strasburgo
l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, molti più
di quanti pensate faranno fatica a ricordare che fu lo stesso
Speroni, insieme ad altri tre leghisti.
Ciò
che abbiamo affermato nel nostro comunicato come consiglieri
dell’Ulivo è stato che Speroni, per l’incarico istituzionale
che ricopre come Presidente del Consiglio Comunale di Busto Arsizio,
non poteva esprimere il suo pensiero (assolutamente illegittimo,
diversamente da quanto lui ritiene) senza pensare di attivare una
reazione di questo tipo e poi passarne immune.
A Busto
si è prospettata da parte del Centrodestra una semplice
mozione di censura, che avrebbe avuto l’effetto di una ramanzina
scolastica. Per questo abbiamo abbandonato l’aula, perché ci
fosse un segno evidente e tangibile nei confronti della città
che questo signore non può restare al suo posto dopo quanto
successo, dopo il peso di queste parole che lo accompagneranno per il
resto della sua vita di uomo e di politico.
Lui deve
chiedere scusa all’Italia e agli italiani, ai lombardi ed ai
meridionali. Deve dimettersi dalla sua carica istituzionale, perché
non ne è degno. E mi chiedo quale sia il pensiero di tutti i
moderati del Centrodestra, non solo, di tutte le persone libere e
forti del Centrodestra che non possono digerire queste parole nemmeno
se dette da Speroni, come ha lasciato chiaramente intendere
l’intervento di Lattuada per AN.
Da parte
mia, solo una promessa: siccome non si può stare una vita
fuori dal Consiglio comunale a distribuire angurie, d’ora innanzi
quando prenderò la parola ed avrò Speroni come
Presidente, gli ricorderò che sono italiano, lombardo, libero
e forte nel mio pensiero.
E infine
lui si ricordi che i soldi che prende dalla politica glieli danno gli
italiani. Anche quelli gli fanno schifo?
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