Reguzzoni e De Wolf incontrano i vertici del tessile cinese

Si sposta nella capitale la missione in Cina promossa da Provincia e camera di Commercio

Tre incontri tutti nella regione di Pechino, tre diversi appuntamenti con il “gotha” dell’industria tessile cinese. La missione della Provincia di Varese nel grande paese asiatico, dopo Shangai, è ora nella capitale. A parte le sette ore di autobus che sono state necessarie oggi per raggiungere le diverse sedi, si è trattato di una giornata proficua  grazie ad incontri ad alto livello.

Marco Reguzzoni e Giorgio De Wolf hanno incontrato Yang Donghui, vicepresidente dell’Associazione delle industrie tessili e presidente dell’Associazione che raccoglie le imprese del specializzate nell’arredo-casa. Un faccia-a-faccia che ha coinvolto anche una delegazione di dirigenti del settore tessile del ministero del commercio estero del governo asiatico. Occasione per fare il punto sulla situazione dell’export cinese, cresciuto in Italia come nel resto dell’Europa in misura abnorme e nel volgere di pochi mesi. Una concorrenza che ha messo in ginocchio molte imprese del tessile e che Varese e la sua provincia ha particolarmente avvertito.

Il vertice con Donghui e la delegazione ministeriale è servita a Reguzzoni per ribadire che un rapporto così squilibrato non può andare avanti. La Cina – ha chiesto il presidente della Provincia che ha rappresentato anche la posizione della Camera di Commercio di Varese, vista l’assenza per precedenti impegni del suo presidente, Belloli – deve aprire le frontiere alle produzioni italiane, quelle tessili comprese. «C’è finalmente in questo grande Paese dove la ricchezza è cresciuta, un ampio mercato per prodotti di qualità» ha ricordato Reguzzoni «Oggi constatiamo con mano che esiste un mercato di nuovi ricchi potenzialmente molto interessante per la produzione tessile di alta gamma».

Tuttavia, se sulla carta l’incremento dei rapporti commerciali è possibile, forme di dumping e ostacoli burocratici finiscono con lo scoraggiare ogni tentativo. «Avevamo già avuto modo, presente anche Belloli, di segnalare questo evidente disagio nel corso degli incontri avuti a Shangai con i dirigenti delle Dogane – ricorda Reguzzoni – oggi abbiamo portato le nostre ragioni nelle sedi più opportune perché abbiamo incontrato il vertice di una lobby influente quale è quella degli imprenditori del tessile. A loro – aggiunge il presidente della Provincia – abbiamo detto con molta franchezza le difficoltà che la concorrenza cinese ha provocato nel tessuto imprenditoriale varesino, lombardo e italiano. E abbiamo anche ribadito che se non ci sarà una effettiva reciprocità, torneremo a chiedere in sede eurocomunitaria l’applicazione di misure di compensazione a tutela delle nostre aziende».

Quello di oggi nella Regione di Pechino è stato certamente il momento politicamente più rilevante della missione perché – spiega Giorgio De Wolf vicepresidente della Provincia – «siamo andati a parlare direttamente con la concorrenza facendo loro presente che crediamo nel libero mercato ma non abbiamo le fette di salame sugli occhi. E’ ora che, anche nel tessile le barriere doganali cinesi devono cadere».

«Abbiamo fatto presente le conseguenze che l’export cinese ha prodotto sul mercato italiano –  prosegue – e chiesto con forza l’applicazione di clausole di reciprocità alla base di un libero mercato che sia veramente tale. Non può essere solo  il nostro mercato ad aprirsi. La Cina deve rimuovere gli ostacoli che ancora esistono per l’esportazione dei nostri prodotti».

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Pubblicato il 18 Luglio 2006
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