Trent’anni fa il disastro di Seveso

Una fuga di diossina da un impianto ICMESA avrebbe portato alla più grave crisi ecologica italiana

Alle ore 12:37 del 10 luglio di esattamente trenta anni fa, iniziò quello che l’Italia ricorda ancora oggi come uno dei suoi più gravi disastri ecologici. Parliamo della fuga di diossina dallo stabilimento della società ICMESA di Meda, una nube bianca che avrebbe contaminato vaste aree di Seveso, Cesano Maderno e Desio. Il vento forte di quei giorni, infatti, trascinò la fuga su un’ampia zona.

Ma cos’era accaduto? Un reattore destinato alla produzione di triclofenolo per diserbanti e profumi si scaldò oltre i limiti previsti, portando alla formazione di questa sostanza tossica. Per evitare una forte esplosione la fuga fu liberata, ma questo "danno minore" non era certamente trascurabile.

Le prime avvisaglie della contaminazione furono l’odore acre e le infiammazioni agli occhi. Alcuni soggetti, spesso i bambini, subirono degenerazioni della pelle: quella malattia con un nome strano, cloracne, che gli abitanti di Seveso ormai conoscono fin troppo bene. A quattro giorni dall’incidente morirono 80mila capi di bestiame, primi fra tutti conigli, galline e volatili. Solo dopo questi fatti l’azienda ammise il guasto.

Oggi non esiste ancora un indice di impatto credibile sugli uomini, certamente ci sono stati diversi aborti, mentre non si danno informazioni precise sull’incidenza della frequenza tumorale. Oggi al posto degli impianti dell’Icmesa si trova il parco della Quercia. Un paesaggio completamente differente, ma sotto la terra, e nei ricordi di chi ha vissuto in quell’area, i ricordi vivono comunque.

In occasione di questo triste anniverario Wwf, Legambiente e Ambiente Lavoro hanno organizzato un convegno nazionale a Milano, al quale parteciperà anche il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio.

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Pubblicato il 10 Luglio 2006
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