“Due stagioni per avere il partito dell’Ulivo”
Il segretario nazionale organizzativo dei Ds Orlando ha dibattuto con Marantelli sulle proposte del nuovo soggetto politico
«Abbiamo una grande responsabilità. Se abbiamo a cuore il futuro del nostro paese e vogliamo contribuire al suo cambiamento dobbiamo raccogliere le nuove sfide. E quella di un nuovo soggetto politico forte e rappresentativo di tutta l’area riformista è ormai evidente».
Andrea Orlando, segretario nazionale organizzativo dei Ds, ha raccolto l’invito di Varese a dibattere sulla proposta dell’Ulivo del nord e sul partito democratico.
Una forte partecipazione che ha visto alla festa dell’Unità oltre 150 persone tra cui diversi esponenti di altre forze politiche e in prima fila Giuseppe Adamoli della Margherita.
«L’Ulivo del nord non è una proposta che può esser banalizzata con battute. Non abbiamo in testa il partito del dialetto, noi guardiamo al mondo, ma non possiamo prescindere dall’analizzare la situazione politica qui nel nostro territorio». Stefano Tosi, segretario provinciale della Quercia non ha dubbi sulla necessità di aprire un grande dibattito per approdare a un nuovo soggetto politico riformista. «Non possiamo nascondere il malessere del Nord. Un Nord che sappiamo bene avere tante e diverse anime, ma se guardiamo i risultati politici delle province pedemontane l’Ulivo non va oltre il 24%. È quindi del tutto evidente che se vogliamo governare occorre trovare un nuovo modo di fare politica che non sia la fotocopia della realtà a livello nazionale. Noi non facciamo l’occhiolino e non lisciamo il pelo a nessuno. Ma è chiaro che se non sottraiamo consenso a quanti hanno creduto ai partiti del centro destra non possiamo vincere questa sfida. E non vincere qui significa indebolire anche il Governo nazionale».
Daniele Marantelli non accetta le etichette: «Sono queste che danno fastidio e non le posizioni diverse. Noi non arretriamo di un passo sui valori che sono l’elemento fondante del nostro partito».
Andrea Orlando dopo aver fatto una breve presentazione della situazione nazionale non si è sottratto alle domande.
«Parlare di crescita e di sviluppo non vuol dire inseguire terreni di altri. Credo che nessuno voglia che l’Italia giochi in A2 nella nuova Europa. Allora dobbiamo riflettere sul fatto che per la prima volta ci troviamo in una situazione che potrebbe non veder più la possibilità di mobilità sociale. Questo significa che i figli di ceti popolari possono non avere le stesse possibilità di quelli di classi sociali più abbienti. Questa è una nuova condizione ed è una sfida alla quale non possiamo sottrarci. È per questo che dobbiamo partire dall’ascoltare le esigenze del mondo economico. Non possiamo più pensare allo sviluppo prescindendo dall’ascolto del mondo delle imprese. L’Ulivo già ora ci può aiutare a rompere molti steccati. Non ha senso che esistano due forze distinte nell’area riformista. Quello che ci divideva in passato, strada facendo, è diventato sempre meno. E oggi abbiamo la necessità si un soggetto politico forte che sia meno condizionabile e che sia espressione di una società ancor più larga di quella che rappresentano Ds e Margherita insieme».
Orlando si è detto anche cautamente ottimista sui tempi e la realizzazione di questo progetto. «Sono convinto che ci vorranno due stagioni politiche. Dobbiamo allargare questo dibattito in tutte le sedi possibili e possiamo farlo recuperando tutto lo straordinario popolo delle primarie, ma non solo. Usare ogni sede possibile e poi arrivare a un congresso e scegliere. Non serve un processo di dissolvimento dei partiti, ma attenzione al fatto che un momento di passaggio deve comunque condurci verso un unico soggetto politico. Il fatto poi che abbia un anima federalista e che parta dalle esigenze dei diversi territori rappresenta una ricchezza in più. Perciò ben venga l’idea dell’Ulivo del nord».
Il segretario nazionale non ha dribblato sul fatto che non tutti nel partito condividono questa prospettiva. «Al momento non ci sono ipotesi diverse. Se qualcuno ha delle proposte diverse percorribili le faccia. È questa l’ora. Noi dobbiamo aggregare il più possibile e non lavorare per perdere dei pezzi, ma occorre coraggio. Se abbiamo a cuore il cambiamento e un futuro migliore per il Paese non possiamo stare a guardare. Essere di sinistra oggi significa raccogliere nuove sfide e non aver paura di confrontarci con temi che magari in passato ci vedevano su posizioni molto diverse. Questo non significa affatto rinunciare ai nostri valori di fondo, ma dobbiamo iniziare a pensare a un partito che sia diverso da come siamo oggi noi».
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