Tredicenne esce dal coma e riceve la cresima. «Ho visto il paradiso»

Un anno fa la tragedia in montagna mentre raccoglieva funghi. Al Sacro Monte la cerimonia celebrata dal vescovo ausiliario di Milano

Luca guarda il chierichetto e sorride. Un cenno d’intesa, affettuoso. È Simone suo fratello più piccolo, che tiene in mano la mitria, il copricapo del vescovo. Anche Luca, fino all’anno prima, serviva la messa a Viggiù con don Peppino. Lo ha fatto molte volte, prima del dramma che lo ha colpito. È il  7 agosto del 2005, Luca sta cercando funghi con la mamma Roberta in Val di Muggio in Svizzera, il terreno gli frana sotto i piedi e finisce in un dirupo. A salvarlo arriva dal cielo un elicottero che lo raccoglie, gravissimo,  in fondo alla scarpata e lo porta in ospedale. Il bambino rimane in coma per alcuni mesi. A settembre viene trasferito da Lugano al centro di rieducazione “Eugenio Medea” di Bosisio, in provincia di Lecco, e a marzo ritorna a casa sua, a Viggiù, a due passi dal confine con la Svizzera. La prima cosa che scrive a sua mamma è: «Luca ragiona» e per dimostrarlo scrive il numero di codice bancomat della nonna su un foglietto. Fatica a parlare e siccome ha tante cose da dire, lui le scrive. Scrive ai compagni di classe, agli amici, alla madre di Arianna una ragazzina che faceva fisoterapia con lui e che adesso non c’è più, al calciatore Gianluca Zambrotta a cui ha chiesto di non lasciare la Juventus perché tanto «Di gloria ne hai già avuta tanta».

Ieri mattina, domenica 6 agosto, Luca ha ricevuto il sacramento della cresima al santuario di Santa Maria del Monte e per l’occasione ha scritto una lettera che ha affidato al vescovo ausiliario Francesco Coccopalmerio, letta durante la cerimonia: «Ho avuto la fortuna di aver  visto il paradiso e san Francesco che mi ha rimandato sulla terra; io lì stavo benissimo ma la mia famiglia aveva bisogno di me e così sono qui con voi.. Vi voglio dire che dovete credere e avere fede perché il paradiso esiste davvero, importante è raggiungerlo avendo fatto del nostro meglio».

Dopo la lettura, scatta l’applauso dei presenti. Nonno Ubaldo, che sta dietro di lui, lo accarezza con la sua mano grande. Lui si gira e lo ricambia con un sorriso. Anche don Angelo Corno, parroco del Sacro Monte, è commosso: «Luca ci insegna cosa vuol dire credere in Dio. Gli auguro di diffondere la fede, la gioia e la bontà». È proprio una giornata speciale, perché si celebra anche una messa dedicata all’anniversario della morte di Papa Paolo VI, molto legato a questo luogo di fede e di cui, nel santuario mariano, campeggia una gigantografia.

In chiesa ci sono anche Prisca e Teresa, la fisioterapista e la logopedista, che hanno seguito la rieducazione del bambino nel centro di Bosisio. «Un giorno – spiega Teresa – ho inciampato nell’anta dell’armadio della sua cameretta e lui ha riso. Quando si entra in un dolore così grande è importante stabilire un’empatia e Luca in questo è stato un bambino straordinario».

Alla fine della messa le compagne di classe gli vanno incontro. Quest’anno Luca compie tredici anni e deve andare in terza media.  «Lui ci scrive sempre che gli manchiamo molto e che ci considera molto belle» dice la compagna di classe Carmen Imbesi.
La gente si avvicina a Luca: qualcuno lo bacia, qualcuno lo accarezza e qualcun altro consegna dei doni alla madre. Tra questi un libricino che racconta la vita di Domenichino Zamberletti, patrono dei chierichetti, in attesa di essere beatificato.

Luca scherza con il padre Francesco, che lo fa camminare sui suoi piedi. La strada verso la guarigione è ancora lunga ed è per questo che don Angelo Corno lascerà una candela accesa al santuario per ricordare che anche il miracolo del cieco è avvenuto in due tempi: «Quando Luca sarà ristabilito, potremo spegnerla».

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Pubblicato il 07 Agosto 2006
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