Ospedale: posata la prima pietra della nuova chiesa
Si è svolta domenica pomeriggio la cerimonia simbolica che apre i lavori per la costruzione della chiesa del Galmarini
Si è svolta domenica pomeriggio in un clima di grande partecipazione, la cerimonia per la posa della prima pietra della chiesa dell’ospedale di Tradate. Alla cerimonia erano presenti molte autorità cittadine e religiose, che non hanno voluto mancare a questo momento tanto atteso da tutta la cittadinanza di Tradate e dei comuni che fanno riferimento all’ospedale tradatese.
Alla cerimonia, officiata da monsignor Luigi Stucchi, vicario episcopale di Varese, erano presenti, tra gli altri, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio Pietro Zoia, il direttor dell’ospedale di Tradate Brunella Mazzei, il sindaco di Tradate Stefano Candiani, con i colleghi di Castiglione Giuseppe Battaini, di Vedano Olona Giovanni Barbesino e di Lonate Ceppino Giovanni Galvalisi, il prevosto don Erminio Villa e don Enrico Rabbolini, cappellano dell’ospedale, e del presidente del Comitato “Una Chiesa per l’Ospedale”, altri rappresentanti delle istituzioni civili, religiose e militari della zona ma soprattutto molti cittadini.
Tantissima gente ha gremito l’atrio dell’ospedale dove si è svolta la cerimonia, a testimonianza di come l’idea, nata nel 2004 dal dottor Ferdinando Lucioni, di dotare il nosocomio cittadino di una piccola chiesa, sia riuscita a coinvolgere tante persone e realtà di volontariato, che si sono aggregate al Comitato "Una chiesa per l’ospedale" che da allora si è dato tanto da fare perchè questa idea potesse diventare realtà.
Dopo la presentazione del progetto realizzato dagli architetti Guglielmo e Tea Giani (che hanno offerto a titolo gratuito l’intera progettazione) Monsignor Stucchi ha proceduto alla benedizione dell’area su cui sorgerà la chiesa e di un’opera in terracotta dell’artista Emanuela Bellapi di Caronno Varesino che sarà poi posizionata all’interno dell’edificio quando sarà terminato. Una pergamena è stata infine murata nel punto dove sorgeranno le fondamenta della nuova chiesa.
Durante l’intervento del vicario episcopale, la cerimonia è stata interrotta da un uomo malato di Aids che, sfuttando la presenza di molte autorità, ha rivendicato con veemenza il diritto ad un lavoro e ad una casa. Un appello che il poveretto non ha potuto in realtà concludere, dal momento che sono immediatamente intervenuti i Carabinieri allontanandolo dalla sala.
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