Tanti stranieri in classe: il Comune offre supporto
L'assessore Tomassini sceglie la via della collaborazione per evitare disagi tra bambini italiani e stranieri e invita i genitori: «Evitiamo di sovraccaricarli di impegni»

Dopo una vita spesa sulla barricata, Patrizia Tomassini oggi siede tra "coloro che decidono". La sua competenza professionale, coniugata alle sue idee politiche, l’hanno portata a dirigere i servizi educativi del Comune di Varese.
Un settore delicato, dove si concentrano molte delle esigenze della popolazione: «Devo dire che abbiamo iniziato bene l’anno – commenta l’assessore – le cattedre sono tutte coperte e anche il servizio mensa è partito senza contrattempi. Ho incontrato tutti i dirigenti scolastici e ho trovato una volontà di collaborazione che mi fa ben sperare».
Nel suo assessorato di via Cairoli, il personale è al lavoro per avviare o proseguire i numerosi progetti che coinvolgono i bambini allo scopo di educarli su tematiche specifiche. Su questo punto, però, l’assessore ha le idee molto chiare: «La scuola è maestra di vita, ma non è "tuttologa". Ritengo assurdo avviare programmi specifici su temi molto particolari, anche se importanti. I docenti devono dare le basi su cui sviluppare una sensibilità, una moralità e un’etica definite. Le maestre, come i professori, non possono parlare specificamente dell’acqua, delle polveri sottili, della droga, della bulimia, del sesso, ecc. Inoltre la scuola non deve essere un parcheggio: il bambino ha bisogno dei suoi spazi, dei suoi ritmi, anche di non far niente in casa. A volte si eccede con le attività: una girandola di sport, cultura, formazione che fiacca il bambino, insensibile a qualsiasi stimolo quando diventa più grandicello. A volte sono meglio due chiacchiere in famiglia di un’ora di attività».
Tra i problemi più urgenti e gravi c’è quello dell‘integrazione: « È una questione estreamente delicata. La presenza di stranieri in classe crea forti disagi a causa della non comprensione della lingua. C’è una scuola dove si sono registrati ben 15 inserimenti nuovi solo quest’anno. Non si può liquidare il problema con proclami, bisogna dotare la scuola di tutti i mezzi possibili per affrontare la situazione».
Patrizia Tomassini è cosciente del disagio dei genitori italiani nelle scuole italiane pubbliche: « Io ritengo che l’istruzione sia un diritto-dovere per tutti i bambini, anche per quelli irregolari. La cultura, la conoscenza è la via per la convivenza pacifica e civile. Si deve investire di più nella scuola pubblica, mettere le maestre e i professori in grado di gestire il problema linguistico, inserendo mediatori, come gli operatori comunali . Si deve avviare una cultura nell’intercultura. Se gli insegnanti possono operare degnamente, ne traggono vantaggi tutti. Nella scuola si deve insegnare l’italiano, ma anche le nostre regole sociali e le nostre tradizioni».
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