All’Insubria “l’unione fa la forza”

Per competere in un terreno molto agguerrito, l'ateneo insubre ha deciso di adottare il modello del consorzio. Le eccellenze pronte per essere messe al servizio del territorio

La "ricerca" è l’ultima nata all’Università dell’Insubria.
L’ateneo, costituito otto anni fa nelle due sedi, ha dapprima incentrato risorse e capacità nella docenza, per poi aprirsi al secondo mandato ufficiale di una realtà accademica.

Se si guardano i risultati non si può che rimanere colpiti dai successi raggiunti, legati molto ai curricula dei propri docenti, che hanno portato a Varese e a Como le proprie attività.
Non è un caso, per fare alcuni esempi, che l’industria farmaceutica elvetica Linnea collabori con il professor Cosentino, farmacologo, per la ricerca di alcuni principi attivi estratti dalle piante, o che la multinazionale Antibioticos abbia registrato dei brevetti con la professoressa Pilone per certe molecole utilizzabili in medicina.

Dalle personalità di spicco, però, l’Insubria ha registrato un’ulteriore evoluzione: in un campo molto competitivo, con una concorrenza agguerrita a pochi passi da casa, la giovane università ha scelto la via del "consorzio" tra facoltà per porsi sul mercato.
«Abbiamo ottenuto un altissimo giudizio in un concorso nazionale di progetti lanciato dall’ex Miur per finanziare lavori che contribuiscano all’avanzamento del paese – spiega il professor Roberto Accolla, delegato del Rettore per la ricerca – Dieci erano le aree su cui misurarsi, di cui tre sanitarie. Il nostro progetto, di natura squisitamente industriale, mira all’individuazione di tecniche di imaging funzionale, genomica e proteomica per lo sviluppo di strategie innovative per la prevenzione, diagnosi e terapia dei tumori. Partner è la Multimedica, società che ha base anche a Castellanza, e il cui progetto industriale è attualmente al vaglio del Ministero per l’approvazione finale».

Un lavoro dedicato alla medicina, un campo in cui l’Insubria vanta la più antica tradizione…
«Chiaramente, con la competizione agguerrita che abbiamo attorno, ci concentriamo sulle nostre eccellenze. Lo spirito accademico, però, è quello di unire le forze per coinvolgere tutti. Nel progetto che le dicevo sono coinvolti medici, biologi, chimici e fisici. Tutti chiamati a fare la propria parte per il risultato finale. Così riusciremo a distingerci».

Soprattutto nel campo della medicina e della biotecnologia?
«Ci concentreremo su tutti quei settori dove sono maggiori le potenzialità di crescita e di sviluppo, a livello locale ma anche nazionale ed internazionale».

L’industria italiana vi accusa di essere eccessivamente autoreferenziali
«Oggi essere autoreferenziali vuol dire essere tagliati fuori. Non c’è più spazio per quella mentalità, altrimenti si viene espulsi dal sistema. Io non ho alcuna remora ad andare presso le aziende a parlare e ad ascoltare. Siamo un ateneo giovane che deve ancora lavorare molto per conquistarsi stima e fiducia. Ma è il nostro obiettivo. Si ritiene che la scuola sia il luogo della cultura: ma l’università è diversa, qui si fa professione, si studia per diventare lavoratori preparati. Dobbiamo liberarci da questo stereotipo».

Anche il sistema accademico limita la competitività di questo settore
«Noi abbiamo circa 600 ricercatori. accogliamo più di 80 dottorandi all’anno in progetti triennali. Puntiamo moltissimo sull’energia, l’intraprendenza, la curiosità dei giovani. Chi ci crede, riesce, anche in un sistema un po’ chiuso come questo. Forse sarebbe giunto il momento di agire come "lobby", nel senso anglosassone del termine, e pretendere che si instauri un sistema di ricerca più all’avanguardia».

Ha in mente qualche suggerimento?
«Nei paesi anglosassoni, come in Svizzera, esiste un sistema basato sulla collaborazione università e privati che in Italia non esiste. Si chiama "start up": Le faccio un esempio: io, ricercatore, ho trovato un reagente molto utile ma ne posso produrre solo qualche grammo per la mia utilità. Nel momento in cui incontro un industriale che rischia un paio di milioni di euro per crearmi un laboratorio adeguato ad ottenere chili e non più grammi del reagente, riesco ad avviare una produzione industriale che avvantaggerà il finanziatore se il prodotto convince mentre io ottengo nuova linfa per procedere su altri filoni di ricerca».

Un ateneo giovane con la grinta e l’energia adeguate: anche i confini nazionali non sembrano impensierire l’Insubria che non si è lasciata sfuggire l’occasione di essere collegata con le fibre ottiche al Politecnico di Milano e alle due università ticinesi. Alla base della decisione ci sono proprio le occasioni di collaborazione nel campo della ricerca

Tutti gli eventi

di febbraio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 17 Ottobre 2006
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.