«Produciamo in Italia, ma la ricerca è svizzera»
La scelta della Cobra di puntare sulle realtà accademiche d'oltreconfine per sviluppare progetti aziendali apre una riflessione sulla qualità del lavoro degli atenei locali
Un’importante realtà industriale del territorio, la Cobra, sceglie la ticinese Supsi come partner universitario nella ricerca.
L’azienda varesina, che sta per essere quotata in borsa e che destina al settore ricerca e sviluppo il 7% del fatturato, ha stretto rapporti di collaborazione con vari atenei: da Firenze a Siena, dal Politecnico alla Supsi, ultima sinergia stretta per due progetti di ricerca applicata.
Il territorio varesino non offriva risorse? «Noi cerchiamo partner di fidata capacità progettuale per avere un’immediata industrializzazione del prodotto – ha spiegato Gabriele De Maria, direttore del settore ricerca e Sviluppo di Cobra – riteniamo l’ambiente accademico italiano a volte troppo teorico per le nostre esigenze….».
L’accusa, garbata, viene ribaltata immediatamente sulle realtà universitarie locali e "limitrofe" per capire lo stato di salute di questo settore.
«Forse la Cobra avrebbe potuto venirci a trovare e scoprire ciò che si realizza nei nostri laboratori – commenta il professor Roberto Accolla, delegato del Rettore per la ricerca all’Insubria – Noi, è vero, siamo un’università giovane che, però, si sta facendo spazio a livello nazionale ed internazionale. Abbiamo scelto di consorziarci al nostro interno per offrire approcci i più ampi possibile. Chiaro che, avendo una tradizione più blasonata in alcuni settori, i passi iniziali vanno soprattutto in quella direzione».
«Noi siamo un’università nata per volontà dell’Unione degli Industriali di Varese, per sviluppare competenze ben specifiche – spiega il professor Giacomo Buonanno, preside della facoltà di Ingegneria gestionale della Liuc – facciamo ricerca nei settori di nostra competenza su incarichi di associazioni di categoria o enti. Il nostro lavoro è a metà strada tra ricerca di base e applicata ma il dialogo con il territorio è buono. Il sistema accademico nazionale, però, sconta alcuni limiti di credibilità dovuti alla sua organizzazione».
Competenze e professionalità sono effettivamente di casa alla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana, Supsi, neo partner di Cobra. Ma a dare maggior spessore all’attrattiva di questo ateneo c’è un meccanismo confederale di finanziamenti assolutamente da non sottovalutare: «Nel nostro paese – spiega il professor Giambattista Ravano, direttore del Dipartimento Tecnologie Innovative di Supsi – abbiamo un meccanismo di finanziamento come quello in vigore nei paesi del Nord Europa. I progetti di ricerca applicata vengono realizzati in partnership con l’azienda condividendo i costi. L’azienda potrà commercializzare il prodotto ma le spese per l’innovazione tecnologica le sostiene l’ateneo. Un sistema così non esiste in Italia dove c’è la possibilità di accedere ai fondi europei con meccanismi abbastanza complessi che costringono a cordate di soggetti. Il sistema svizzero, pensato per lo sviluppo del sistema paese, può essere esteso ora anche al territorio insubrico. La Cobra, quindi, è stato il primo “cliente” a beneficiare di una strategia di cooperazione che mira a far crescere il tessuto produttivo della regione».
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