Calcoli sbagliati in ospedale: si è lavorato troppo poco

Riaprono in ortopedia quattro posti letto per una missione impossibile: recuperare in 40 giorni almeno 200 operazioni. Stime errate all'origine della situazione

Dallo scorso maggio l’ospedale di Circolo lavora a "ritmi contenuti". I controlli sull’andamento delle spese avevano dato risultati allarmanti: senza un’inversione di rotta, alla fine dell’anno i conti sarebbero stati paurosamente in rosso. La direzione decise di invertire la rotta. Complice l’arrivo dell’estate, si pensò di chiudere alcuni letti e di ridurre l’attività chirurgica. Questo fu il caso della clinica ortopedica e traumatologica diretta dal professor Paolo Cherubino. Poco importa che nei mesi estivi aumentano statisticamente gli incidenti e il livello di accessi in pronto soccorso non diminuisce: « Abbiamo avuto momenti di crisi, con i 25 letti dedicati ai politraumatizzati e 8 persone in attesa di una sistemazione….».

A distanza di quasi sei mesi, dai vertici dell’azienda è arrivato il "dietro-front": i conti sul budget erano frutto di stime sbagliate, se si procede con questi ritmi l’attività dell’ospedale sarà inferiore a quella dello scorso anno. L’unico ospedale del nord della provincia rischia di non effettuare nemmeno il numero delle prestazioni realizzate lo scorso anno.
In particolare, il reparto di Cherubino deve "recuperare" cento protesi di anca e cento di ginocchio, una missione possibile visto che le liste d’attesa per entrambi gli interventi sfiorano i due anni. C’è un piccolo particolare, in quaranta giorni con il personale ridotto all’osso, quell’obiettivo è assolutamente irrealizzabile.

Da giovedì prossimo, comunque, si riparte per recuperare il tempo perduto: per riaprire i 4 posti letto e la sala chirurgica chiusi dall’estate scorsa arriveranno due infermieri e due strumentiste, almeno fino alla fine dell’anno, quando "il prestito" scadrà: « I due infermieri che arrivano – spiega il professor Cherubino – vanno a sostituire un’infermiera che dal primo dicembre va a lavorare in Svizzera e un’altra collega in maternità da settembre. Delle due strumentiste nuove, una è polacca , non sa una parola di italiano e non ha mai fatto la strumentista per cui ha bisogno di formazione, l’altra, che ha già fatto un mese da noi, dovrebbe restare perchè a fine anno la collega va a lavorare a Tradate».
Potrebbe sembrare una farsa tra personale che va e viene, ordini che poi vengono modificati e sale operatorie che lavorano a singhiozzo. Il problema, però, è che dietro alla situazione ci sono persone che soffrono, che devono attendere mesi prima di poter avere un letto e che, anche quando sono arrivate, devono aspettare che personale, spazi e budget si incastrino alla perfezione.
Al piano di sopra, nella Chirurgia 1, il professor Dionigi si aggira tra i corridoi: «Non ho personale e non posso operare….».

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Pubblicato il 21 Novembre 2006
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