Casa e lavoro, le emergenze della nuova povertà

In provincia sono sempre di più le famiglie che chiedono aiuto alle istituzioni

Code infinite davanti all’ingresso ancora chiuso, montagne di panettoni, scaffali straripanti, jingle natalizi di sottofondo. Non è la rivisitazione in chiave moderna di Christmas Carol ma “24/12”, il documentario realizzato da Mauro Colombo e Massimo Lazzaroni la scorsa vigilia di Natale. Luogo delle riprese: il banco del pesce dell’ipermercato di Rozzano dove le persone fanno file chilometriche per un branzino e il responsabile commenta: «Lavoro qui da dieci anni, possono trovare quello che vogliono». I due registi la chiamano "follia", in realtà è scena che si ripete ogni anno: c’è chi spintona il vicino per entrare per primo, chi rimpiange "il Natale di una volta", si dichiara "nuovo povero" ma poi carica il carrello di caviale e aragosta, chi ha l’imbarazzo della scelta di fronte ad un vero e proprio "muro" di detersivi. "24/12" ha aperto ieri sera, "Parliamo di nuove povertà", l’incontro organizzato all’Aula Magna dell’università dell’Insubria di Varese nell’ambito di “Un posto nel mondo”. A parlarne, moderati dal giornalista Michele Mancino, Andrea Di Stefano, il “professore “ di Radio Popolare, direttore del mensile di finanza critica “Valori”, Giovanni Daverio, direttore generale della direzione generale della famiglia,  diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese (CSR) presso il ministero della Solidarietà Sociale, e Gregorio Navarro, assessore alle Politiche Sociali del comune di Varese. Un argomento che potrebbe non risuonare come emergenza in una città come Varese che vanta un Pil di 20 miliardi, 18 mila euro di reddito medio pro-capite e che esporta quasi quanto tutta la Grecia. Qualche segnale d’allarme però c’è. Arriva dalla Caritas che nel 2005 ha contato 40 mila famiglie a rischio povertà, ci sono più di 700 domande di contributo sulle scrivanie del Comune di Varese e il dato del banco di solidarietà che lo scorso anno ha distribuito più di novemila pacchi alimentari. «Abbiamo trattato realtà come Brescia e Napoli prima che diventassero dei casi nazionali – ha commentato Di Stefano, che per la rivista “Valori” ha passato in rassegna i dati di tutte le grandi città italiane e ha istituito un “Osservatorio sulle nuove provertà” –. Ci sono degli indicatori che possono trasmettere una situazione a rischio povertà. C’è il problema della casa che nelle grandi città diventa una vera e propria emergenza. C’è la situazione degli immigrati e dell’incapacità di gestirli che può portare a situazioni di crisi e il lavoro, non solo sotto l’aspetto del precariato, ma anche per chi ha redditi fissi che ha visto crollare il proprio potere d’acquisto». Parlare di povertà non è semplice, i casi sono diversi, difficili, più o meno gravi. Tra il pubblico qualcuno chiede più attenzione anche per i “penultimi” quelli che non erano “poveri” ma che lo sono diventati. «Da un lato bisogna ammettere che il contesto si è modificato – ha spiegato Daverio – le statistiche mettono in luce un rischio sempre più elevato di poter incorrere in situazioni preoccupanti. E i dati sono allarmanti poiché le categorie sociali più fragili sono rappresentate dalle famiglie con bambini, i giovani, gli anziani e chi, per diversi motivi, è uscito dai percorsi ordinari di lavoro. Ma dall’altro si deve riflettere: nel nostro paese non è mai esistito un piano politico organico e articolato di lotta alla povertà». Il Comune di Varese gestisce con Aler la gestione delle case popolari. «A bussare alle porte dell’assessorato sono persone di ogni tipo – ha raccontato Navarro -. Attualmente ci sono più di settecento domande di contributo da esaminare, sono richieste d’aiuto che arrivano dopo storie di vita dure e difficili e che purtroppo continuano ad aumentare».

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Pubblicato il 22 Novembre 2006
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