De Bortoli: “Le imprese, laboratori della nuova Italia multietnica”
Davanti alla platea di UnionCamere Lombardia il direttore del Sole 24Ore esamina aspetti positivi e negativi della Finanziaria e propone un nuovo impegnativo compito per le aziende
Fra gli interventi che hanno segnato l’Assise delle Camere di Commercio lombarde, alcuni meritano una particolare attenzione. È il caso di quello di Ferruccio De Bortoli, direttore del Sole 24Ore e autore di un "manifesto per le piccole imprese" pubblicato dal suo giornale lo scorso 23 luglio. Un’analisi lucida e razionale della Finanziaria quella presentata al pubblico da De Bortoli; soprattutto, un’analisi senza targhe politiche, tecnica e non faziosa.
"Piccole e medie imprese si sono sentite ben poco rappresentate in questa manovra". Essa ha per De Bortoli il pregio di risanare il lascito "per certi versi negativo" del precedente governo – ed anche sul cuneo fiscale l’intervento è consistente, almeno per le aziende – ma il difetto di attenersi ad una concezione invecchiata dell’economia, "che poteva andare bene fino a vent’anni fa, ma non oggi" osserva De Bortoli. "Si guarda al fisco con intento redistributivo e in certo senso risarcitorio, e molti lo vedono con ulteriore sospetto. L’atteggiamento del governo verso l’impresa sembra tuttora importanto più al sospetto che essa si comporti male, più che alla consapevolezza che essa produce ricchezza e lavoro". Alla base di certi atteggiamenti, secondo De Bortoli, vi sono certe storture del sistema politico determinate, ad esempio, dalla legge elettorale voluta dal centrodestra. "Oggi un singolo senatore, magari eletto all’estero, e che non paga neppure le tasse in Italia, è più determinante dell’intero sistema delle piccole imprese; idem dicasi per i piccoli partiti. Ciò è inaccettabile e insultante".
Ma De Bortoli pone le piccole imprese di fronte ad una grande sfida per il futuro: quella di costruire una cultura d’impresa che non si limiti al lavoro in sè, ma integri l’ondata immigratoria in arrivo da ogni angolo del pianeta. L’impresa deve farsi laboratorio di convivenza, luogo di costruzione della cittadinanza in una nuova Italia multietnica, per il direttore del Sole 24Ore. "Basti pensare ai 5-6000 imprenditori in proprio egiziani presenti nella sola Milano… C’è una concorrenza che ci cresce in casa, e mostra un dinamismo che noi rischiamo di perdere".
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