I benefici effetti di un’operazione alla moda
La strada dell'aggregazione tra BPU e Banca Lombarda inizia qui, prima di essere un punto di arrivo. Le opinioni di Rossella Locatelli, preside della facolà di economia dell'università dell'insubria e esperta di economia bancaria
Quella tra BPU e banca Lombarda non è solo la terza fusione in poche settimane, l’ultima a poche settimane la notizia choc della fusione SanpaoloImi – Banca Intesa. E’ anche la nascita di un asse economico e finanziario che attraversa alcune tra le più interessanti provincie d’Italia dal punto di vista produttivo: quelle tra Varese e Brescia.
Abbiamo provato a fare un primo punto "a caldo" dell’operazione con Rossella Locatelli (nella foto), preside della facoltà di economia dell’università dell’insubria e esperta di economia e gestione delle banche.
“Innanzitutto, va detto: le aggregazioni sono una soluzione molto di moda, di questi tempi – precisa – Ma la decisione di procedere a una operazione di aggregazione è solo l’inizio dell’operazione stessa: la parte più difficile è quella di renderla concretamente effettiva. Fondere lavoratori, database, organizzazione interna”
La grande dimensione dell’istituto di credito ottenuta con questa fusione è compatibile con il suo essere una banca popolare?
“La caratteristica delle banche popolari è il modello di governo, la sua natura cooperativa. Non ci sono limiti dimensionali per una popolare: può essere molto grande e mantenere ugualmente la sua natura cooperativa, incentrando la sua attività sul rapporto con i soci. Di sicuro, dubito che ci siano molti esempi nel mercato italiano come questo: difficilmente capita che una cooperativa assorba una società per azioni, inglobandola anche nel suo sistema di governo”
Per Varese, quella di questa ulteriore aggregazione BPU è una bella o una brutta notizia?
“Bpu ha parte della sue radici a Varese e arriva da serie di aggregazioni già arrivate in porto. Un modo di muoversi che racconta come BPU sia una banca dinamica che si muove in maniera aggressiva, di crescita. Diiamo che per una volta, stiamo parlando di una banca nata dal territorio che va rafforzandosi, e non perdendosi"
E’ corretto definire quest’asse "la Pedemontana bancaria"?
“Quella messa in atto è una strategia di occupazione del territorio particolarmente interessante dal punto di vista della struttura industriale: una politica di espansione a macchia d’olio, che aumenta le probabilità che il costo della fusione dal punto di vista degli interlocutori sia meno pesante. E il territorio che occupa è oggettivamente uno dei più interessanti d’Italia dal punto di vista della produzione. Un’espansione che per di più non sembra destinata ad avere problemi, perchè fatta su territori contigui e omogenei e perciò meno difficile da gestire nella loro integrazione. Non è sempre stato così: lo sa bene BPU stessa, con la difficile integrazione nel suo gruppo della banca di Ancona"..
Quant’è importante questa aggregazione nel panorama bancario nazionale?
“La rilevanza di un’operazione come questa è evidente innanzitutto per i territori di riferimento. Dal punto di vista nazionale invece è più probabilmente un interessante salto dimensionale di una banca popolare. Siamo però ancora lontani dai numeri di istituti come Banca Intesa”
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