“La barriera più seria? Erano le persone”

Ecco l'originale esperienza vissuta dai ragazzi del liceo attraverso gli occhi di una di loro, Alessandra

Il modo migliore per abbattere le barriere? Mettersi su una sedia a rotelle. È questo l’insegnamento pratico che è stato impartito a venti ragazzi dei licei classico e scientifico di Gallarate, che hanno acquisito in tema una sensibilità decisamente invidiabile, e della quale ora vanno fieri.

Questa è l’impressione che si ha parlando con una di loro, Alessandra Rampinini, che ora frequenta l’ultimo anno del Liceo Classico, e che ci racconta con entusiasmo la sua esperienza nel progetto "Senza barriere".

Proporvi di provare una sedia a rotelle può esservi sembrata una cosa strana, come sono iniziate le cose? «Eravamo alla fine del quarto anno, quando i docenti hanno voluto selezionare 20 di noi, dal classico allo scientifico, per questa esperienza. Fino ad allora avevamo poco a che fare con il tema, anche se io ho un parente con qualche difficoltà. Poi il primo giorno è arrivata la psicologa Gabriella Rossi, che ci ha chiesto di associare degli aggettivi al termine “disabilità”, salvo alcuni casi sono usciti solo termini con accezione negativa».

Poi cosa è cambiato? «La volta successiva abbiamo conosciuto Marco, un ragazzo che ha avuto un incidente e deve stare sulla sedia a rotelle. Il primo incontro, lo confesso, è stato imbarazzante, sembrava non avessimo argomenti in comune. Poi le cose sono cambiate molto, lui è simpaticissimo».

Poi, un giorno, vi è stato chiesto di mettervi in prima persona sulla sedia a rotelle, com’è andata? «Per fare questa esperienza, al Niguarda, ti dovevi mettere in gioco. Massimo, il fisioterapista, ci ha fatto giocare a basket, devo dire che quello è stato facile, anche perché eravamo con altri ragazzi in un ambiente senza barriere, un ambiente positivo».

Invece il viaggio dal Niguarda a Piazza Duomo com’è andato? «Ecco, quello è stato più difficile, tra il divertente e l’allucinante (ride). Nell’area vicina al Niguarda sembrava facile, c’erano scivoli e tutto il resto. Poi, appena preso il tram abbiamo capito… la pedana del tram non era a livello, sembra una banalità ma praticamente bloccava la carrozzella… il porfido era terribile, i marciapiedi inagibili. Ma la barriera più seria erano le persone».

In che senso? «Ci guardavano strano, non aiutavano. Alcuni ci hanno detto “A scuola non sanno più cosa insegnarvi”, con diffidenza, senza capire che quello era per noi uno degli insegnamenti più importanti».

Cosa hai imparato da questa esperienza? «Mi è servita a capire che certe cose non capitano solo agli altri, e poi io credo che a livello di politiche locali le amministrazioni non ci pensino abbastanza. Non solo a Milano, abbiamo anche provato a Gallarate e la cosa non è stata incoraggiante. Non si tratta di considerazioni moralistiche, ma pratiche, nate da un’esperienza reale. E poi questa esperienza ci ha uniti, abbiamo messo del nostro in questo messaggio».

Un messaggio che, forse, andrebbe preso realmente in considerazione anche dai più "grandi", con un pizzico di coscienza. E, come dice Alessandra, senza moralismi.

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Pubblicato il 30 Novembre 2006
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