La dislessia non preclude la laurea: all’Insubria percorsi adeguati

In un convegno il prossimo 15 ovembre, esperti si confronteranno sul delicato tema. L'ateneo pronto ad accogliere studenti che presentano il disturbo

L’Università degli Studi dell’Insubria organizza il 15
novembre 2006 un convegno dal titolo «Università e dislessia»
. L’iniziativa
– ideata dal Servizio disabili di Ateneo, in collaborazione con la Cattedra di
Neuropsichiatria Infantile, Facoltà di Medicina e Chirurgia, dell’Università
dell’Insubria e l’Associazione Italiana Dislessia – A.I.D. Onlus – si
svolgerà nell’Aula Magna di via Ravasi n. 2, a Varese, collegata in
videoconferenza con l’Aula Magna di via Valleggio n. 11, a Como
.
La Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità (CNUDD) ha
incluso la dislessia tra i temi prioritari sui quali porre particolare attenzione
negli Atenei, nell’ambito delle iniziative per l’integrazione e il supporto
alla piena e completa partecipazione alla vita universitaria da parte degli
studenti con disabilità.

L’Università dell’Insubria è tra i
primi Atenei in Italia ad accogliere l’invito della CNUDD
.

«Il
nostro Ateneo – spiega Marco Cosentino,
delegato del rettore per la disabilità – intende con questa iniziativa
intraprendere un percorso in primo luogo di informazione e sensibilizzazione della comunità accademica, sia
docenti che studenti. Nel corso del prossimo anno accademico 2006/2007 sarà
promosso un monitoraggio attivo del
problema della dislessia presso la
nostra Università e contemporaneamente saranno predisposti percorsi e ausili adeguati per il supporto di studenti con
tali difficoltà
. È inoltre allo studio un progetto di consulenza e assistenza specialistica, in fase di
definizione in collaborazione con la Cattedra di Neuropsiochiatria Infantile
della Facoltà di Medicina e Chirurgia, che sarà perfezionato nel corso del
2006/2007 e attivato nei tempi e nei modi più opportuni anche sulla base dei
riscontri del monitoraggio della situazione in Ateneo
».

«Il
convegno giunge tanto più tempestivo – conclude il prof. Cosentino – in quanto
già quest’anno uno studente candidato all’ammissione alle lauree triennali di
area sanitaria ha richiesto la concessione dei benefici di legge previsti per
gli studenti con disabilità per l’espletamento di concorsi ed esami. Si tratta
di un segnale evidente dei risultati della crescente attenzione al problema nel
sistema formativo, che sta consentendo a un numero crescente di ragazzi con
queste difficoltà di superare con successo gli ostacoli del percorso
scolastico. L’Università deve ora essere in grado di accogliere queste persone
garantendo loro una piena attuazione del diritto allo studio».

«La dislessia è un disturbo specifico
dell’apprendimento della lettura che si manifesta nel momento in cui questa
abilità viene insegnata
– spiegano il professor Umberto Balottin e il dottor Cristiano
Termine
della Cattedra di Neurospichiatria Infantile della Facoltà di
Medicina e Chirurgia dell’Università dell’insubria. Si manifesta, infatti, come
un’inattesa difficoltà ad apprendere la
lettura in bambini per altri aspetti normali
. I soggetti dislessici non
presentano deficit di carattere neurologico o sensoriale o comunque derivanti
da condizioni di svantaggio sociale. Gli studi scientifici sull’argomento hanno
evidenziato che questa difficoltà, che colpisce circa il 4% della popolazione (1.500.000 persone in Italia), ha una
base neurobiologica caratterizzata da un alterato funzionamento delle aree
cerebrali deputate al processo di riconoscimento dei fonemi, alla traduzione di
questi in grafemi nella forma scritta e, infine, alla lettura della parola
scritta.

Le
persone affette da dislessia presentano, quindi, una difficoltà specifica nella
lettura spesso associata a difficoltà nella scrittura e, talvolta, nel processo
di calcolo – continua Termine -. Dato che tali difficoltà si manifestano in
persone dotate di quoziente intellettivo nella norma, spesso vengono attribuite
ad altri fattori: negligenza, scarso impegno o interesse. Questo può comportare
ricadute a livello personale, quali abbassamento dell’autostima, depressione o
comportamenti oppositivi, che associandosi alle difficoltà di lettura possono
determinare un abbandono scolastico o una scelta di basso profilo rispetto alle
potenzialità. Tuttavia, esistono
strumenti compensativi e dispensativi che se opportunamente conosciuti e
impiegati possono consentire ai soggetti dislessici, nonostante l’elevata
percentuale di persistenza del loro disturbo fino all’età adulta, di affrontare
con successo gli studi fino ad arrivare all’Università
. L’Università deve
per questo – conclude il dottor Termine – prepararsi ad accogliere un numero
sempre più rilevanti di studenti che, nonostante una difficoltà specifica di
lettura, possono condurre brillantemente la loro carriera universitaria e
professionale».

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Pubblicato il 14 Novembre 2006
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