Navigare a scrocco

Il war driving, ovvero connettersi a Internet grazie al wireless, sta diventando una pratica per molti giovani e non. Anche nel Varesotto c’è chi usa questo sistema. Ecco come fare

Altro che il futuro. Internet è qui ora e sta cambiando la vita di tanta gente. Mentre si continua a far convegni e a lamentarsi per il solito ritardo, una parte del “popolo della rete” naviga ovunque. E non serve una grande preparazione o grandi mezzi. Basta un computer portatile, una scheda che permetta la connessione wireless, “senza fili”, un programmino freeware e il gioco è fatto.

È il war driving una tecnica per sfruttare le reti wireless e navigare senza costi. Si sta diffondendo in modo incredibile e in una città piccola come Varese è già possibile farlo senza tanti problemi.

«Lo uso spesso quando vado all’estero, – racconta Luca, uno che conosce bene questo mondo, – ma ormai anche da noi si può navigare ovunque. In viale Certosa a Milano ci sono almeno venti reti a cui potersi collegare».

Come fare è semplice. «Basta avere un computer portatile acceso e con una scheda per il wi-fi. C’è un programmino, io uso Net stumbler, che appena rileva una rete aperta emette un suono, come una campana e guidando lungo una strada se ne possono trovare diverse. A quel punto è sufficiente fermarsi e connettersi».

Un sistema che alcuni considerano illegale che è reso possibile dall’esplosione delle reti wi-fi e dalla collocazione di router nelle abitazioni. "In realtà non c’è niente di illegale, – racconta Luca, – perché sono accessi aperti, non protetti e quindi non c’è alcuna violazione"
La cosa può anche non finire qui. Perché Net stumbler una volta rilevati i punti è in grado con Google earth di fare una vera mappatura dei punti in cui si può navigare “a scrocco”.

«In Italia il 60% delle reti wi-fi sono aperte perché chi compra il router non lo configura e non lo protegge. La cosa grave è che spesso il provider vende la connettività a tempo proprio perché conosce questi sistemi e così chi si collega paga sulla base di quanto si naviga».

Questa pratica non è la sola possibile. “Ci sono dei war driving più “cattivi” che invece violano le reti protette. Lo fanno grazie ad alcuni bug dei sistemi che vengono rilevati da programmi realizzati ad hoc. Monitorano il traffico e riescono a scovare le chiavi di accesso che non sempre sono crittografate. Una volta ottenuta questa entrano nella rete”.
Sistema simile viene utilizzato per superare la barriera di protezione messa nei luoghi pubblici quali alberghi o aeroporti. “Si è come camaleonti, ci si trasforma e si sfrutta una sorta di tunnel che scavalca le varie porte di accesso e così non si paga”. Ma queste pratiche oltre a essere più complesse sconfinano in ambiti meno legali.

«Nei paesi Scandinavi, – prosegue Luca, – la connettività wireless è molto diffusa, ma le reti aperte private sono minori. Lì però lo Stato, le amministrazioni considerano l’accesso a internet come un bene primario, che deve essere libero e gratuito e che i cittadini pagano con le loro tasse. Da noi c’è stato qualche tentativo, ma siamo ancora molto lontani da un vero progetto».

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Pubblicato il 23 Novembre 2006
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