Ordigni esplosivi in una casa, tre feriti

Forse una lite tra vicini all'origine di un misterioso incendio in via Sant'Antonino. Un giovane nigeriano l'uomo che ha riportato ustioni più gravi

Una vendetta dopo una lite degenerata che, solo per un caso, non si è trasformata in una tragedia vera. Cominciano a delinearsi i contorni di quanto avvenuto questa mattina all’alba, lunedì 13 novembre, in via Sant’Antonino a Premezzo, a pochi passi dalla chiesa della frazione. A causare l’incendio che, alle 5.30, ha devastato l’appartamento al civico 19 pare siano stati diversi ordigni rudimentali realizzati usando la benzina mentre dell’altro carburante è stato utilizzato per incendiare una Ford Focus parcheggiata nel cortile. 

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Attentato incendiario a Premezzo 4 di 11

Gli appartamenti danneggiati sono due e si affacciano sia sul cortile al numero 19, sia sulla via Sant’Antonino (foto sopra): al primo piano vive Giuseppe Sessone con la moglie nigeriana Annalisa, un’amica di quest’ultima (Jennifer, anch’essa di origini africane) e il figlio.
Al piano terra abita invece da solo Tosky Obaseki, fratello della signora Annalisa, che ha riportato diverse ustioni.
L’inferno è scoppiato all’alba, quando si è udito un forte boato provenire dall’appartamento dell’Obaseki: qualcuno ha lanciato diversi ordigni rudimentali o qualcosa di simile in diversi punti del caseggiato. Uno ha distrutto il locale di ingresso del pianterreno, un secondo è stato gettato dalla finestra che dà su via Sant’Antonino, un terzo ha danneggiato la ringhiera e la porta d’ingresso al primo piano. Inoltre la stessa mano ha dato fuoco alla Ford (foto) parcheggiata in cortile, di proprietà del signor Sessone. Insomma, un attacco in piena regola che ha causato un ferito in condizioni serie, mentre sia la ragazza ospite dei Sessone, sia il bambino hanno riportato ferite lievi (un’escoriazione al capo per la prima, una scheggia nel naso per il piccolo).

Le vittime sono state soccorse dai vicini di casa: «Ho sentito un botto molto forte, temevo addirittura fosse in casa mia» racconta Concetta Schettino, tra le prime ad accorrere, insieme a Giuliana Pastore e a Gino Milano, il quale ha portato una scala con cui è stato evacuato il piano superiore. Un intervento tempestivo che ha probabilmente evitato guai peggiori agli abitanti del caseggiato (nella foto: la disperazione delle due donne coinvolte).

Resta ora da appurare le cause dell’attentato: le possibilità sono ora al vaglio dei Carabinieri di Busto Arsizio, intervenuti dopo la segnalazione della pattuglia di Cassano Magnago. L’ipotesi che però si fa largo è legata a quanto avvenuto domenica pomeriggio nel cortile di via Sant’Antonino: il signor Obaseki sarebbe stato infatti aggredito con un mattone da un uomo che sta effettuando alcuni lavori di ristrutturazione in un appartamento attiguo a quello occupato dal nigeriano, il quale avrebbe reagito colpendo l’aggressore. Poco dopo è giunto il figlio di quest’ultimo, un 35enne di origine albanese o dell’Est europeo il quale ha minacciato Obaseki con frasi del tipo: «Vi faccio vedere io cosa succede quando si tocca mio padre». In serata infatti l’accaduto era stato denunciato dall’Obaseki.
Nella notte l’attentato, per il quale dovrebbe esserci un testimone oculare. Una persona residente nei pressi del cortile avrebbe infatti visto la persona che ha gettato l’ordigno da via Sant’Antonino prima di fuggire a piedi. Pochi metri più in là, voltato l’angolo, c’era una macchina con cui gli assaltatori sono fuggiti.

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Pubblicato il 13 Novembre 2006
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