All’Insubria un concerto per non dimenticare
L'iniziativa è dedicata alla Giornata della Memoria ed è in programma martedì 23 gennaio
Il terzo concerto della Sesta Stagione Concertistica dell’Università dell’Insubria, è dedicato alla celebrazione della Giornata della Memoria. Le musiche saranno spunto per una riflessione sulle barbarie dei totalitarismi e sull’assurdità della guerra.
L’appuntamento è martedì 23 gennaio 2007, nell’Aula Magna di via Ravasi 2, alle ore 18.00.
L’ingresso è gratuito.
L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’Istituto Scolastico Provinciale, il Liceo Classico "Cairoli", la Consulta Provinciale Studentesca, l’Istituto Varesino "Luigi Ambrosoli" per la Storia dell’Italia Contemporanea e del Movimento di Liberazione, l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) sez. di Varese.
La stagione concertistica si svolge con il patrocinio del Comune di Varese e del Comitato per lo sviluppo in Varese dell’Università dell’Insubria.
Sulle musiche di Erwin Schulhoff, Dmitri Šostakovič, Mario Castelnuovo Tedesco, Felix Mendelssohn Bartholdy si esibirà il Quartetto Henschel, composto da Christoph Henschel, violino; Markus Henschel, violino;
Monika Henschel-Schwind, viola; Mathias Beyer-Karlshøj, violoncello e Giampaolo Bandini, chitarra.
Con un omaggio a una vittima del nazismo inizia il programma del concerto: Erwin Shulhoff, ebreo d’origine tedesca nato a Praga nel 1894, fu un virtuoso del pianoforte e sapiente improvvisatore, nonché uno dei primi compositori classici a trovare ispirazione nella musica jazz. A causa delle sue origini e delle sue idee politiche, che simpatizzavano con il comunismo, negli anni trenta i suoi lavori furono messi nella lista nera dal regime nazista. Rifugiatosi a Praga, Shulhoff trovò lavoro in radio come pianista ma quando i Nazisti invasero la Cecoslovacchia fu arrestato e deportato al campo di concentramento di Wülzburg, dove morì nel 1942 di tubercolosi.
Il Quartetto op. 110 n. 8 di Shostakovich, dedicato alle “vittime del fascismo e della guerra”, nacque proprio per commemorare tutti i perseguitati: «Provo eterno dolore per coloro che furono uccisi da Hitler, ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì su comando di Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati, o lasciati morire di fame. Molte delle mie sinfonie sono pietre tombali. Troppi sono morti e sono stati sepolti in posti ignoti a chiunque, persino ai loro parenti. Dove mettere le lapidi? Solo la musica può farlo per loro» scriveva Shostakovich. Composto a Dresda nel 1960, il Quartetto contiene una nota autobiografica nella quantità di autocitazioni tratte dalla prima Sinfonia, dal Concerto per violoncello e orchestra, ma soprattutto dall’opera Lady Machbeth che era stata censurata dal regime sovietico. Questo spiega la forza di questa musica, una successione ininterrotta di cinque movimenti a volte quieti altre violenti fino all’onomatopea che echeggia i boati dei bombardamenti. La presenza di un dato autobiografico sarebbe confermato dall’uso di un tema che rappresenta la firma musicale di Shostakovich.
Mario Castelnuovo-Tedesco, nato nel 1895 a Firenze, discendente di famiglia ebrea, fu vittima delle leggi razziali fasciste che negavano agli ebrei in Italia i più elementari diritti civili. Costretto a trasferirsi negli Stati Uniti nel 1939, qui si dedicò alla composizione di colonne sonore e all’insegnamento. La sua amicizia con Segovia fu l’inizio di una particolare passione per la chitarra, per cui nacquero alcune tra le sue pagine più intime e autobiografiche. Proprio su commissione di Segovia compose il Quintetto op. 143 (1950), per chitarra e archi che definì “un’opera melodiosa e serena, in parte neoclassica e in parte neoromantica (come la maggior parte dei miei lavori). Potrei dire che è scritto in modo quasi schubertiano, dal momento che Schubert è sempre stato uno dei miei compositori preferiti”.
Felix Mendelssohn, di origine ebreo-tedesca, non conobbe le persecuzioni naziste ma la vita nel ghetto non era semplice già nell’Ottocento e suo padre si decise, per ragioni che furono certo pratiche e non confessionali, a fare battezzare sé e i figli, crescendoli nella religione cristiana. In una lettera scriveva al figlio, a cui aveva imposto il nuovo cognome di Bartholdy: “Se ti chiami Mendelssohn sei automaticamente ebreo, e questo non ti è di giovamento…”. I tre Quartetti op. 44 sono un’opera matura del compositore, anche se non tra quelle più apprezzate e ricordate dai posteri. Tra questi, il primo fu il più amato da Mendelssohn.
In programma:
Erwin Schulhoff (Praga, 1894 – Wülzburg, 1942)
Quartetto n. 1
Presto con fuoco
Allegretto con moto e con malinconia grotesca
Allegro giocoso alla Slovacca
Andante molto sostenuto
Dmitri Šostakovič (San Pietroburgo, 1906 – Mosca, 1975)
Quartetto op. 110 n. 8 in do minore
dedicato alle vittime del fascismo
Largo
Allegro molto
Allegretto
Largo
Largo
Mario Castelnuovo Tedesco (Firenze, 1895 – Beverly Hills, 1968)
Quintetto op. 143
per chitarra e archi
Allegro, vivo e schietto
Andante mesto
Scherzo: Allegro con spirito, alla Marcia
Felix Mendelssohn Bartholdy (Amburgo, 1809 – Lipsia, 1847)
Quartetto op 44 n. 1
Molto Allegro vivace
Menuetto: Un poco allegretto
Andante espressivo ma con moto
Presto con brio
Finale: Allegro con fuoco
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