Bonus bebè, processo per la figlia di Ion Cazazu

La storia di Florina: "Siamo in buona fede". Nossa (Cgil): "una vicenda assurda che colpisce chi ha sofferto"

C’è anche Florina Cazacu, la figlia di Ion Cazacu, l’operaio romeno bruciato vivo a Gallarate nel 2000, tra gli stranieri finiti sotto inchiesta per aver riscosso il bonus bebé. Florina ha visto il padre morire dopo un mese di agonia con il corpo ustionato e mai avrebbe pensato di poter finire sotto processo per aver fatto una figlia in Italia. Invece è successo. La sua è una delle tante storie di immigrati che si sono visti recapitare un provvedimento giudiziario per aver preso 1000 euro destinati al figlio. Come è potuto succedere l’equivoco?

La storia è nota. Tutti i bambini nati nel 2005 hanno ricevuto una lettera firmata da Silvio Berlusconi che annunciava il contributo. Insieme c’erano i moduli da compilare. Gli italiani l’hanno fatto e hanno riscosso i soldi all’ufficio postale. Ne avevano diritto. Anche gli stranieri hanno fatto la stessa cosa. Ma non ne avevano diritto, perché non erano cittadini italiani. E allora perché hanno ricevuto la lettera con i dati dei loro bambini? Per errore. Così, la legge finanziaria 2006 ha sanato ogni pendenza amministrativa. Molti giudici hanno archiviato la pratica. Alcune procure, invece, hanno ritenuto di procedere per truffa e falso ideologico. Un centinaio gli indagati solo a Varese. Florina Cazacu ha 24 anni, vive nel tradatese, e ha una figlia bionda e vivacissima. “Quando è nata, nella nostra famiglia è tornata la speranza” spiega. Poi, a giugno, arriva la guardia di finanza: “Quando i visto gli agenti sono stata male” spiega Florina “mi sono vergognata tantissimo”. Al secondo atto giudiziario, Florina ha un crollo e va in pronto soccorso. Poi tace per mesi, spaventata. Fino a quando legge sui giornali che un giudice di Varese ha assolto gli immigrati che avevano percepito per errore il bonus bebè. “Allora ho avuto voglia di raccontare la mia storia – racconta guardando negli occhi sua mamma, Nicoleta Cazacu, la donna che affrontò il processo per l’atroce morte del marito – penso di aver sbagliato perché avrei dovuto leggere meglio i documenti, ma quando ho visto la busta con tutti i dati della bambino ho pensato che lo stato sapesse tutto di me e che quindi era tutto a posto. All’ufficio postale – continua – sapevano che non ero italiana, ho mostrato anche il permesso di soggiorno”.
E infatti, quel contributo, gliel’hanno dato lo stesso. Così, i 1000 euro, per tanti immigrati, sono finiti in spese legali. Florina affronterà il processo, a Busto Arsizio, a Giugno. Sua madre, Nicoleta, ha speranza. Il sindacato è dalla sua parte. Per Flavio Nossa  della segreteria Cgil di Varese: "è una vicenda assurda che colpisce chi ha sofferto".

Nicoleta è molto netta: “Non siamo ladri – spiega la donna – come potete pensare che noi vogliamo prendere 1000 euro senza averne diritto dopo tutto quello che abbiamo passato? La nostra dignità vale molto di più”. Nicoleta e Florina sono sedute nel divano, in casa della ragazza. Lei è sposata con un giovane romeno che l’ha seguita in Italia e che fa il piastrellista, lo stesso lavoro che faceva Ion quando il suo padrone, Cosimo Iannece, lo uccise. Per quel delitto l’aggressore sta scontando 16 anni di carcere. Nicoleta ha cercato di rifarsi una vita e lavora in una struttura sanitaria. Florina cura la sua bambina e pensa al giorno del processo. Sorride e un po’ le viene da piangere, quando guarda la foto di Ion, davanti a lei, in soggiorno.

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Pubblicato il 28 Gennaio 2007
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