Il centro ricerche Vicuron al bivio

Rimanere centro ricerche o diventare incubatore di aziende scientifiche: la differenza sta nei soldi, e nella proprietà intellettuale che Pfizer cederà ai nuovi prorietari. A colloquio con il presidente della Fondazione che lo gestirà, Angelo Carenzi

Che futuro avrà il centro di ricerche Vicuron? Dire che sia in una situazione perlomeno delicata, dopo la cessione del laboratorio da Pfizer alla provincia di Varese è quasi un eufemismo. Con l‘azienda che si disimpegna cedendo un laboratorio che costa un milione e duecentomila dollari all’anno, ma non decide a chi cederà i frutti intellettuali delle ricerche e i lavoratori che diventano sempre meno e sono impegnati a sbaraccare il centro, la situazione non è proprio delle migliori.

E soprattutto sono davvero poco delineate le prospettive per il futuro: per capire un poco di più delle reali opportunità per il laboratorio e i suoi occupanti, abbiamo parlato con Angelo Carenzi, presidente dell’ "Istituto insubrico di ricerca per la vita" la Fondazione creata dalla Provincia per promuovere la ricerca, operativa da due mesi e proprietaria del sito a partire dal prossimo primo di marzo.

Una fondazione nata poco prima dell’acquisizione del centro, ma

ormai a lui dedicata: «Il nosto  primo compito è quello di utilizzare i fondi che la Provincia ha messo a disposizione e le strutture di Vicuron per promuovere la ricerca scientifica. La prima cosa che faremo in particolare è cercare di mantenere il patrimonio attivo garantendo strutture in condizioni di poter operare. Il secondo compito è invece come promuovere la ricerca. Questo è un problema più complesso, perché la ricerca medico scientifica dipende fondamentalmente da due cose: dal patrimonio intellettuale, e dai fondi, indispensabili per fare lavorare i ricercatori».

Una questione non da poco, e che pone un paio di problemi “pesanti” sul tavolo: «Innanzitutto, il patrimonio di ricerca della ex Vicuron. La Pfizer sta decidendo in questi giorni – purtroppo – di suddividere il patrimonio intellettuale che proviene dalla ex Vicuron tra la fondazione e un’altra realtà concorrente interessata alle proprietà intellettuali ai risultati della ricerca ai principi attivi eccetera. Questa realtà sembra sia fatta di ricercatori, forse ex Vicuron o Pfizer che operavano nell’ambito di questo settore. Se la situazione verrà confermata, avremo innanzitutto un patrimonio su cui lavorare solo parziale. E quanto parziale non si sa ancora, perché la decisione finale si avrà solo alla fine di gennaio. Tanto per intenderci: se ci danno giusto la libreria e i i metaboliti, togliendomi i ceppi produttori, noi siamo in braghe di tela».

Ma a cosa pensate, come futuro per il centro ricerche?
«L’idea iniziale è che resti un centro ricerche: ma se non ci sarà possibile, cioè se non avremo attività di ricerca diretta come fondazione, il destino di Gerenzano non può essere quello che diventare un incubatore di aziende, dove la fondazione si limiterà a gestire il patrimonio immobiliare e favorire l’inserimento di soggetti terzi».

Ma cosa spinge verso un ipotesi o un’altra? I lavoratori segnalano che non esiste ancora un piano industriale…
«Il problema di definire il piano industriale è legato al fatto che si possa sostenere direttamente, o con una società partecipata, l’attività di ricerca. Se il patrimonio in capo alla fondazione è fondamentalmente un patrimonio immobiliare, come è in questo momento, la fondazione non può che proporre quel centro ricerche come incubatore. Se il patrimonio oltre che immobiliare è in moneta e in patrimonio intellettuale valido, allora la fondazione può pensare di usare il patrimonio immobiliare anche in maniera più diretta, costituendo per esempio una società che operi nell’ambito della ricerca medico scientifica».

Ma lei, come vede il futuro?
«Devo dire che sono entusiasta dell’iniziativa che ha preso l’istituzione pubblica per promuovere la ricerca e quindi l’innovazione in un settore come quello della ricerca biomedica: questa è stata un’iniziativa coraggiosa e importante, perché tutti sostengono a voce la ricerca, ma poi di fatti concreti non se ne vedono molti. E lo è maggiormente in una realtà come quella varesina, dove c’è molta capacità produttiva ma i livelli di innovazione non sono moltissimi».

Queste sono le parti positive. E le difficoltà?
«Le difficoltà sono quelle di affrontare un settore che per poter essere davvero sostenuto ha bisogno di finanziamenti consistenti. Noi andremo alla ricerca di fondi europei e nazionali, ma quand’anche ci fossero assegnati l’efficacia comincerebbe almeno nel 2008. Il problema è l’oggi: dobbiamo traghettare la situazione attuale verso una situazione nuova che veda la possibilità di avere progetti sostenuti da altre istituzioni, e vedere se ci sono altri soggetti terzi interessati a sostenere queste ricerche: ma questo dipenderà dal valore del patrimonio intellettuale di esse».

Cosa succederà agli attuali lavoratori, che così cocciutamente hanno difeso il centro ricerche in questi anni?
«Sicuramente alcuni avranno delle opportunità nell’ambito della società di gestione del patrimoni che stiamo mettendo in piedi, che è il primo obiettivo della fondazione. Quindi lavoratori amministrativi e tecnici della manutenzione degli impianti saranno i primi invitati. Per quanto riguarda invece i ricercatori, dipenderà dalla scelta che saremo costretti a fare dopo l’attribuzione del patrimonio intellettuale, e a seconda delle risorse finanziarie che avremo.
Nel caso in cui andasse in porto “solo” l’incubatore in particolare, sarebbero altri a proporre a loro un lavoro: una scelta favorita dalla fondazione ma che non potrà ovviamente essere diretta».

Tutti gli eventi

di febbraio  a Materia

Via Confalonieri, 5 - Castronno

Redazione VareseNews
redazione@varesenews.it

Noi della redazione di VareseNews crediamo che una buona informazione contribuisca a migliorare la vita di tutti. Ogni giorno lavoriamo cercando di stimolare curiosità e spirito critico.

Pubblicato il 25 Gennaio 2007
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.