La “confessione” di Livio Frigoli
Il capogruppo di Castellanza Democratica («un'esperienza finita») annuncia in consiglio le sue imminenti dimissioni: «Mi sono candidato a consigliere per difendere la mia onorabilità»
L’aveva detto, e ha mantenuto la parola. Livio Frigoli ha annunciato nel corso del consiglio comunale tenutosi venerdì sera la propria intenzione di dimettersi formalmente nei prossimi giorni da consigliere comunale, motivandola con un discorso che ha letto ai colleghi, una sorta di "confessione" in cui "ammette" un’unica colpa: aver detto la verità, e dipinto le cose come stavano.
«L’ex presidente francese Mitterrand diceva che un politico che esce dall’ambiguità è un uomo finito. Io ho violato molte volte questa regola, pagando di persona» ha detto Frigoli rivendicando la proria schiettezza. «Castellanza Democratica, non nascondiamolo, è finita: non ha vinto le elezioni, il suo candidato sindaco Benedetto Di Rienzo ha dato le dimissioni, l’altro mio collega Mario Rossi ha correttamente ammesso le trattative in corso con un’altra forza politica. Quanto a me, devo ammettere che in questi mesi non sono riuscito a fare opposizione». Qui inizia la presa di responsabilità dell’ex sindaco: «Mi sono candidato come consigliere per difendere me stesso e la mia amministrazione dagli attacchi di minoranze, ma anche di ex maggioranze (il riferimento è all’amministrazione Ponti, dnr) che dicevano pubblicamente di operare in continuità con il mio nostro oeprato, mentre privatamente facevano tutt’altro». Una candidatura per punto d’onore, insomma; o un a sorta di… "espiazione" secondo il concetto "io ho creato il guaio, e adesso rimedio di persona". Il risultato finale, però, è stato il centrodestra a Palazzo Brambilla.
«Il primo vero atto politico d’opposizione dopo le elezioni è stata la lettera congiunta dell’Ulivo ai gruppi consiliari» argomentava Frigoli, prima di annunciare ufficialmente la sua volontà di dimettersi. «Non si può star qui in eterno a difendere la propria onorabilità. A Castellanza servono forze nuove e pulite, un buon governo e una buona opposizione. Sergio Terzi, che prenderà il mio posto in questo consiglio, è una persona lontana mille miglia dalle polemiche; sarò felice di aiutarlo, ma solo se sarà lui a richiedermelo. Sulle dimissioni cambierò idea soltanto se sentirò ulteriori scellerati insulti nei miei confronti; ma per quanto mi riguarda io i miei obiettivi li ho raggiunti. La mia presenza qui ha impedito a qualcuno di continuare con le mistificazioni udite in campagna elettorale. Più volte si è dovuto ammettere che su varie questioni – l’ampliamento della Mater Domini, il PRG e così via, avevo agito correttamente. Peccato andarsene proprio ora, avrei voluto restare per poter affrontare temi importanti, come la stazione, e il bilancio 2007, temi su cui lei, signor sindaco» proseguiva rivolto a Farisoglio, «dovrà rivelare ai castellanzesi verità scomode: abbia il coraggio di dire, senza vergognarsene, che determinate promesse elettorali saranno di difficile realizzazione».
Per Livio Frigoli «la verità è spesso difficile da credere: nessuno ha voluto credere che i consiglieri che si sono dimessi un anno fa, facendo cadere la Giunta Ponti, l’abbiano fatto per i motivi che elencavano, cioè per la cattiva gestione del Comune. Farisolgio sa di cosa parlo, sa cosa ha trovato quando è entrato in carica. Tutti invece si sono messi a parlare di giochi di poltrone. C’era un patto preciso fra me e Maria Grazia Ponti, e ho avuto la colpa di renderlo pubblico. Diceva: io ti sostengo, ma tu continua la mia opera amministrativa. Prima di demolirla, parliamone». Ma non è andata a buon fine, con danno reciproco. «Lasciare questo consiglio mi consentirà se non altro di diradare i rapporti con certe persone» si consola l’ex sindaco. «Mi occuperò di politica solo a livello sovracomunale, nelle questioni puramente locali non mi intrometterò oltre» promette Frigoli, chiudendo con un’ultima amara considerazione e gli auguri di rito. «A due soggetti non ho mai mentito: ai partiti e ai notabili cittadini, cui ho sempre parlato a muso duro. Non me l’hanno mai perdonato, per questo non farò carriera in politica. A tutti auguro buon lavoro, e soprattutto di riuscire anche laddove io abbia fallito».
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