Marzocca e Migone: “Il nostro Don Chisciotte, nato dalla voglia di cambiare”

I due volti noti della tv ci raccontano cosa cambierà nella loro prova teatrale, che passerà sabato a Varese

Un vero attore non sa rimanere fermo al suo posto. Non può accontentarsi di ripetere in eterno lo stesso personaggio al cabaret, vuole essere molte cose differenti, per natura. Da questa esigenza è nato lo spettacolo "Don Chisciotte, senza esagerare", che vede sul palcoscenico Marco Marzocca e Paolo Migone. Noti per diverse esperienze televisive, da comici, ma desiderosi di fare qualcosa di più. Ora Migone interpreta un Don Chisciotte surreale, e Marzocca sarà il suo fidato Sancho Panza.

Per capire meglio cosa si deve aspettare il pubblico da questo spettacolo, che passerà al Teatro di Varese sabato 20, abbiamo parlato proprio con loro: Marzocca e Migone.

Il Don Chisciotte non è un’opera facile, come avete affrontato il testo?
Marzocca: «Beh il testo è stato decisamente maltrattato (ride), abbiamo voluto prendere solo in prestito i personaggi. Sono delle immagini chiave, che riprendono l’originale, ne conservano i temi. Affrontare l’intero testo fedelmente sarebbe stata un’impresa complessa. Noi abbiamo creato due piani paralleli. Uno è la storia dell’impresario che deve portare in scena il Don Chisciotte e uno è la rappresentazione del Don Chisciotte vera e propria. Nel creare questo spettacolo abbiamo voluto giocare molto sulle metafore, e sul rapporto a due, l’immagine chiave della rappresentazione».

Migone: «Leggendo il romanzo ci siamo persi in un mare di idee, per questo abbiamo deciso di "rubare" questi personaggi, attraverso i quali abbiamo raccontato i rapporti tra le persone».

E come è nata l’idea di affrontare proprio questo tipo di progetto?

Migone: «Per anni ho fatto un personaggio decisamente "pazzo", surreale. Ero stanco di interpretare quel personaggio, e mi sono cercato qualcosa che fosse comunque surreale. Don Chisciotte, quindi, era una scelta obbligata. Marzocca non poteva che essere il mio Sancho Panza».

In che senso il rapporto a due sarà la chiave di questo spettacolo?

Marzocca: «Il filo conduttore è il rapporto tra Don Chisciotte, personaggio interpretato da Paolo Migone, e Sancho Panza, interpretato da me. Se Chisciotte è un soggetto aereo, sulle nuvole, che vuole vivere una vita spirituale, Sancho Panza è un personaggio decisamente più materiale. In fondo siamo così anche nella vita, siamo due soggetti che si completano a vicenda. Io ad esempio sono il classico tipo che preferisce la tecnologia, i videogiochi, mentre Paolo è più un tipo che preferisce stare all’aria aperta o andare al mare».

Migone: «Tutto vero, io sono un carattere decisamente lunare, spesso mi sembra di stare sulle nuvole. Marzocca, invece, è più terreno e concreto. Siamo proprio Don Chisciotte e Sancho Panza!».

Come avete descritto il rapporto tra i vostri personaggi?

Marzocca: «Il senso dell’amicizia è ciò che prevale nella rappresentazione, il rapporto tra il mio Sancho Panza e Don Chisciotte, però, è molto di più. Abbiamo rappresentato tutti i tipi di rapporti a due. A volte sembriamo moglie e marito, altre c’è un rapporto di sudditanza, un rapporto tra padre e figlio o d’amore, eterosessuale o omosessuale. Insomma, abbiamo raccontato tutti i tipi di rapporto, ovviamente in modo metaforico».

Sul palcoscenico con voi ci sarà anche Francesca Sensi, che mi dite di lei?

Marzocca: «Anche lei avrà diversi personaggi, e in sostanza farà quello che fa nella vita. Ci coordina, nelle nostre peripezie, è un filo conduttore molto importante».

Come è nato questo Don Chisciotte? So che avete fatto anche delle prove davanti al pubblico a spettacolo non concluso…
Marzocca: «Sì prima ci siamo incontrati noi due da soli, poi abbiamo coinvolto la regista e realizzato delle prove aperte. Alla fine ne è uscito uno spettacolo completamente diverso da quello che avevamo preventivato, si è creato da solo. Contiene mille temi racchiusi in altrettante metafore».

Migone: «Prima c’è stato un approccio "classico", avevamo proprio preso dei pezzi di romanzo e li abbiamo trapiantati nello spettacolo. Ma l’italiano tradotto del romanzo è complesso, e volevamo creare qualcosa di più leggero. Per questo abbiamo ironizzato sul linguaggio di Don Chisciotte, e abbiamo provato a crearne una versione più moderna».

Che tipo di spettacolo si deve aspettare il pubblico varesino?
Marzocca: «Sarà uno spettacolo sicuramente divertente, anche se non comico. La nostra è stata una scelta ben precisa: non ci saranno battute di cabaret ma in scena ci si divertirà molto».


Migone: «Per chi sa cosa vedrà ci sarà da divertirsi. Ci sono state reazioni strane, perché chi si aspetta la battuta alla Zelig ed è troppo affezionato a quel personaggio, a volte sembra rimanere deluso. Ma basta capire che questo è solo qualcosa di diverso, di nuovo, per godersi lo spettacolo. Credo sia un’esigenza per tutti cercare qualcosa di nuovo. Vogliamo sempre divertire, ma con un lavoro molto diverso. Recentemente ho visto che anche i Pali e Dispari stanno provando ad offrire un nuovo modello di comicità. Stiamo cercando nuove formule, per non deludere».

E chi sa cosa aspettarsi da questo Don Chisciotte, probabilmente, difficilmente sarà deluso.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 19 Gennaio 2007
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