«Sulle coppie di fatto evitiamo una contrapposizione murale»

Intervento del senatore della Margherita Paolo Rossi su etica e convivenze

I temi e le questioni etiche, oltre a coinvolgere pienamente la politica, interessano e intensamente vivacizzano l’opinione pubblica facendo scaturire, in un contesto estremamente complesso, opinioni distinte se non, a volte, profondamente diversificate.
Possiamo sostenere che ciò che fino a ieri non aveva necessità di ‘regole scritte’, oggi provoca e sollecita vere e proprie necessità legislative che non è possibile sottovalutare o, peggio ancora, ignorare.
Queste questioni interrogano i cittadini ma pienamente investono la sensibilità di noi cattolici impegnati in politica soprattutto, ed in particolare, quelli che, attivi e presenti nel centro-sinistra,  vivono la condizione politica di confrontarsi con culture che hanno concezioni ideologiche, ma sarebbe più appropriato sostenere ‘antropologiche’, assolutamente ‘diverse’ e ‘lontane’ dalle proprie.
Questi cattolici sentono comunque la prorompente necessità di convergere su di una ‘prassi condivisa’ che, movendosi e partendo dal terreno della laicità dello Stato, risulti in qualche modo dal positivo e soprattutto utile confronto fra culture anche molto differenti fra loro.

Nell’affrontare questi problemi è dunque importante che il complesso valoriale della tradizione cristiana non diventi momento di diretta e non mediata appartenenza politica o, d’ altro canto, rinuncia passiva ad esercitare un ruolo nella storia. È in questo senso fondamentale alimentare e provocare un confronto intenso e sereno senza dover in qualche modo ‘annacquare’ la tradizione cattolico-democratica che ha ispirato, in modo assolutamente originale e formidabile, la storia del nostro Paese:
La votazione sulla Legge Finanziaria in Senato ha avviato, tra gli altri, anche la discussione sul tema delle coppie di fatto.
Io credo che velocemente si debba arrivare alla definizione di un testo di Legge in materia perché il fenomeno sociale delle convivenze non può e non deve essere eluso non fosse altro perché è pienamente esistente (anche se a volte, dobbiamo dire, espressione di un sempre più esasperato individualismo).Va quindi regolamentato e  dal nostro punto di vista politico due sono i riferimenti rigidamente obbligati: il programma dell’ Unione ed il testo della Costituzione italiana.
In sostanza se da un lato è necessario confermare il matrimonio (ovviamente eterosessuale) come momento fondante della famiglia nella nostra società, dall’ altro vi deve essere l’ impegno civile di affrontare le convivenze nel sacrosanto riconoscimento di inalienabili diritti individuali.

Non è, in questo senso, ‘cosa semplice’ segnare una separazione, un ‘confine netto’ fra rapporto solidaristico di natura ‘privatistica’ con la necessità che comporta il riconoscimento di alcuni diritti (e alcuni doveri) derivanti dal rapporto di convivenza (i patti civili di solidarietà).
Il termine di ‘convivenza’ va poi chiarito: vi è una convivenza eterosessuale sulla quale già buona parte della giurisprudenza si è ampiamente espressa e poi un insieme di ‘convivenze la cui intensità vincolante (ovviamente non dal punto di vista affettivo ma giuridico) appare come ‘minore’ (quelle omosessuali, quella fra anziani rimasti soli ecc. ecc.) insomma tutte situazioni esistenti che comunque una società democratica, evoluta e civile ha il dovere di saper considerare e regolamentare con la necessaria serietà.

Vi è poi una questione legata al tempo in termini di anni in cui la convivenza può e deve essere definita tale e che dovrebbe maturare per poter accedere a diritti e doveri previsti appunto dal patto di convivenza stesso.
Inoltre è evidente che rispetto alle sopracitate tipologie l’eventuale adozione di figli potrà essere consentita solo alle coppie eterosessuali conviventi.
In definitiva sono innumerevoli gli aspetti che con sensibilità ed attenzione la nuova legge dovrà affrontare considerando l’inevitabilità rappresentata dal fatto che ogni ‘cultura’ vorrà legittimamente portare un proprio peculiare e specifico contributo.

Sarà importante evitare di affrontare la discussione della legge con una ‘contrapposizione murale’, dogmatico-ideologica fra posizioni laiciste da una parte e clericali dall’altra.
Agire dunque su questi temi, come per la verità su altri, in una logica ed in una tensione di confronto costante non significa rinunciare o, peggio ancora, tradire i propri saldi riferimenti ideali. Significa viceversa adoperarasi e credere di poter agire coerentemente in una logica sanamente laica (non laicista ovviamente) e non integrista. L’integralismo ideologico o religioso, infatti, rappresentano il ‘buio’ e,  come la storia recente e passata ce lo dimostrano ampiamente, una pericolosissima  e sterile ‘deriva’.

I cattolici impegnati in politica devono, io credo, impegnarsi in Parlamento, nell’ambito amministrativo, politico e sociale, per promuovere una società più equa e giusta in cui vengano riconosciuti i diritti di tutti dentro un contesto culturale di società solidale dove l’uomo viene sempre più considerato come persona e sempre meno come individuo.

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Pubblicato il 26 Gennaio 2007
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