Armando Verdiglione spiega la “modernità”

Il celebre psicanalista sarà ospite al teatro Apollonio venerdì 16 febbraio. la serata organizzata con la collaborazione dell'Istituto universitario in Scienze della mediazione linguistica

Il professor Armando Verdiglione sarà a Varese alla Sala conferenze del Teatro Apollonio il 16 febbraio 2007 dalle ore 21 con una conferenza dal titolo “La modernità”.
Armando Verdiglione, editore, cifrante psicanalista, noto a livello internazionale, ha fondato un movimento culturale e un’impresa intellettuale e di produzione editoriale. Dal 1973 organizza importanti meeting e congressi – tra Parigi, Tokyo, San Pietroburgo, Londra, Gerusalemme, e New York – cui hanno partecipato numerosissimi intellettuali a livello internazionale. Da Borges a Alain Robbe Grille, dal Premio Nobel Elie Wiesel, ai più noti scrittori russi con Naghibin Maksimov, Erofeev. Dai francesi BH Lévy, Philippe Sollers Marek Halter ai scrittori cinesi e giapponesi come Shen Dali e Nada Inada. Vi proponiamio l’intervista.
La serata vede il coinvolgimento dell‘ Istituto Universitario "Scienze della Mediazione Linguistica".
Vi proponiamo l’intervista realizzata dal professor Alberto Cavicchiolo.


“La modernita” è un tema che Lei esplora da tempo, anche nell’ambito dei Convegni che tiene presso la Villa San Carlo Borromeo. È anche uno dei tempi cruciali per la provincia di Varese che quest’anno celebra i suoi ottant’anni.
La modernità è della parola, e non finisce. Non finisce il modo della parola. A un certo punto, era sorta la formula “l’ideologia è finita”. E, allora, sarebbe stata la postideologia, ovvero un’altra ideologia. E, su questa scia, allora è parso di dire che anche la modernità è finita e che sarebbe opportuno dire “postmoderno”.
E il post moderno esiste?
Assolutamente no. Esiste un’ideologia del postmoderno. Un’ideologia che ha caratterizzato gli anni novanta e ha determinato in ciascun paese una chiusura culturale, il ripiego su se stessi, il riflusso. Questa ideologia è sorta contro la modernità. E non c’è il “dopo la parola”, non c’è l’al di là della parola, non c’è modo di confiscare la parola.

Dopo quasi trent’anni Armando Verdiglione parla di nuovo a Varese.
Varese ottant’anni fa era una grande laboratorio industriale. Oggi può divenire un laboratorio della modernità. Sia industriale sia culturale. Per questo non ha da essere attratta verso il provincialismo. Né verso la provincia Italia, né verso la provincia Europa. Ha da divenire laboratorio. E può indicare la direzione. Per questo non basta il romanzo storico. Non basta il romanzo politico. Occorre la scrittura dell’esperienza. E questo spetta a ciascuno.
Le condizioni di quella conferenza era molto diverse da ora. All’epoca parlai nella sede del quotidiano “La Prealpina”. Oggi nel Teatro intitolato a Mario Apollonio.

Lei conosceva Mario Apollonio, cui è intitolato il Teatro di Varese?
È stato il professore con cui mi laureai negli anni Sessanta all’Università Cattolica. La mia tesi riguardava una lettura culturale e linguistica dei “Giganti della Montagna” di Luigi Pirandello.

Lo considera suo Maestro? Che testimonianza potrebbe offrire di Mario Apollonio?
Adesso una testimonianza intellettuale, al di là di ogni discorso universitario. E per questo do appuntamento alla conferenza del 16 febbraio.

E considera invece Lacan Suo Maestro.
Ho detto in precedenza di dovere a Jacques Lacan l’essenziale. Tuttavia è un’istanza articolata. Non adatta a fare battute. Anzitutto come suggerisco anche adesso ritengo di avere compiuto una lettura di Lacan.

Una lettura?
Una lettura del testo di Lacan: Lacanismo, invece, è tutto ciò che , poi, nel ricordo di Lacan è stato distribuito in gruppi e gruppuscoli.

E che ne pensa di questo lacanismo?
Lacanismo e freudismo non rivestono un interesse intellettuale: Cancellano sopra tutto la memoria, perché, se andiamo a leggere le poche cose che escono da parte del freudismo, del lacanismo o dello junghismo, diciamo che le nostre braccia restano ben salde e quindi non possono caderci.
Comunque, non ho finito di leggere Freud e di leggere Lacan

E la sua lettura di testi non psicanalitici?
Considero l’esperienza di questo movimento, avviato dal 1973, con una esperienza originaria. E la missione è di restituire il testo occidentale. Il testo dell’ebraismo, il testo del cristianesimo, il testo di Leonardo da Vinci, Il testo di Niccolò Machiavelli, di Dante o dell’arte.

La sua proposta per la modernità?
Viene chiamata modernità, tutto ciò che si contrappone alla tradizione.
Tuttavia la modernità sorge senza più gnosi, ma l’epoca moderna, come epoca ideologica, reagisce alla modernità con un nuovo sistema gnostico. Così, homo modernus sarebbe l’ultimo uomo e postmoderno l’uomo postumo, sopravvissuto.

Pertanto?
La modernità di cui parlo è quella del secondo rinascimento 

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Pubblicato il 12 Febbraio 2007
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