Giorgio: uno studente alla conquista di Tokyo
Reduce da sei mesi trascorsi nella "mirabolante" Tokyo, Giorgio Fazio, bustocco di 17 anni, racconta la sua avventura e la passione per il paese del Sol Levante
Chi di voi non si è appassionato ai cartoni animati giapponesi? Ma
che quei personaggi vi potessero condizionare la vita proprio non ci avevate
mai pensato. Eppure è stato proprio l’amore per quei prodotti d’animazione ad
ispirare le scelte di Giorgio Fazio, giovane bustocco di 17 anni, al quarto anni
dell’Itc Tosi.
«Sin da quando avevo cinque anni ho sognato di andare in
Giappone – racconta Giorgio – All’inizio erano i cartoni, poi è stata la storia di
quel paese, i costumi, la lingua. Così, quando ero al secondo anno delle
superiori mi sono iscritto al corso di lingua giapponese che veniva organizzato
al Tosi. Lo scorso anno, è passato il “treno”, quel treno che devi acchiappare al volo».
L’ambasciata nipponica proponeva un concorso, aperto ai
ragazzi dai 16 ai 18 anni, in palio c’era un’esperienza di sei mesi nel paese
asiatico: «Non ho avuto dubbi. Quando il mio nome è stato scelto insieme
ad altri 20 ragazzi, ho chiesto ai miei genitori di accompagnarmi a Roma per il
colloquio. Mio padre e mio fratello mi hanno sostenuto tantissimo: mio padre è
abituato a viaggiare per lavoro ed era consapevole della grossa opportunità».
Per Giorgio, il viaggio a Roma non è stato proprio una
passeggiata, ha dovuto sostenere un colloquio in inglese e uno in giapponese: «Alla fine, credo che mi hanno premiato per la mia grande passione. Ho parlato
della storia del Giappone, delle tradizioni, di tutte quelle cose che mi ero
studiato nel corso degli anni».
Così Giorgio si è trovato
all’aeroporto di Malpensa il 9 agosto scorso: destinazione Tokyo. «Ero
eccitatissimo. Solo una volta messo piede
sull’aereo ho avuto qualche esitazione».
All’arrivo a Tokyo, Giorgio, insieme ad altri 29 studenti, è
stato accolto dall’ACE Japan che, prima di affidarli alle famiglie, li ha
preparati per cinque giorni con un corso intensivo di giapponese. ( nel video, i primi commenti di Giorgio, affidati al suo blog)
«La capitale nipponica è una città incredibile. Ci sono palazzi enormi, dappertutto. È tutto nuovo, tutto sfavillante. Le strade, però sono piccole, il
traffico limitato perché usano tantissimo il treno. Nel mio quartiere, inoltre, ci si muoveva molto in bicicletta: per recarmi a scuola, facevo una
bella pedalata di quaranta minuti. Ma lì erano tutti nelle mie condizioni: è vietato
usare il motorino o la macchina per andare a scuola, motivi di sicurezza».
Nei sei mesi di permanenza, Giorgio ha studiato la
difficilissima arte calligrafica con tanto di pennello e calamaio, poi
giapponese, storia, geografia, biologia e matematica: «Il primo giorno di
scuola è stato impressionante. Quando sono arrivato c’erano già gli oltre 1100
studenti tutti perfettamente in riga, in divisa che assistevano, in assoluto silenzio, alla cerimonia
inaugurale. Io mi sono seduto vicino ai professori, poi ho dovuto presentarmi
ufficialmente, salendo sul palco. L’arrivo nella scuola
non è stato, comunque, per nulla problematico: solo dopo due giorni di lezione, tutta la
scuola si è fermata per preparare il Festival della Cultura. Ogni classe
prepara un’iniziativa speciale, trasformando la propria classe: è stato lì
che mi sono inserito, lavorando e faticando al loro fianco».
Anche sul piano familiare, Giorgio non ha avuto problemi: « Gli Watanabe sono ormai la mia seconda famiglia. Ho
instaurato con loro un rapporto veramente forte. Dopo due mesi, però, ho dovuto
cambiare famiglia e la seconda esperienza è stata drammatica. Non riuscivo a
comunicare, mi sentivo “tollerato” ma comunque un estruso. Così, abbandonato a
me stesso, ho retto due mesi poi ho chiesto di poter ritornare dagli Watanabe .
Fortunatamente la cosa è stata possibile e ho vissuto gli ultimi giorni in modo
fantastico».
Giorgio, ora, è tornato nella sua Busto, con i suoi familiari e
i suoi amici: «Il primo impatto è stato devastante, poi, arrivato a casa, ad
attendermi c’erano tutti i miei amici e il ritorno è stato meno traumatico. C’è
voluto un po’ a riprendermi: ero frastornato».
Cosa rimpiange di più Giorgio? Tutto: la gente, l’ambiente, la
cultura. Anche le ragazze? «Ho fatto veramente la figura dell’”uomo latino”. In
Giappone i ragazzi sono molto timidi e riservati, mentre le ragazze sono più
“sveglie”. E, grazie al mio carattere socievole, non ho avuto difficoltà a
mettermi in mostra…»
E adesso? Per ora Giorgio pensa a studiare ma dopo il mondo lo attende, soprattutto
quello orientale: «Ragazzi sveglia: non esiste solo l’Inghilterra o l’America.
Il Giappone è un paese straordinario».
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