«Non si fa lo scout, si è»
L'esperienza di Maurizio, da due anni coordinatore della Zona Ticino Olona, entrato negli scout a 17 anni
Responsabile Agesci della Zona Ticino Olona, a cui fanno riferimento le sedi di Busto e di Saronno, è Maurizio Lupi. Entrato negli scout a 17 anni, affascinato dai racconti di un amico, ha fatto il capo reparto pr i ragazzi dai 12 ai 16 anni per sette annie da due anni ricopre il ruolo di responsabile di zona. (nella foto un gruppo di Busto)
Cosa vuol dire oggi essere uno scout
Personalmente penso che sia molto difficile "raccontare a parole" lo scoutismo.
Normalmente quando una persona ti chiede qualcosa sullo scoutismo ti pone la domanda :"Cosa vuol dire FARE gli scout?"; e la prima cosa che mi viene da rispondere è che non si FA scoutismo, ma si E’ scout.
Penso sia molto importante sottolineare, come caratteristica primaria dello scoutismo, che esso NON sia un modo di fare , ma bensì un modo di essere.
Siamo sempre più abituati ad essere circondati da false ideologie, da persone che mettono maschere a seconda della situazione. Ciò che il nostro metodo chiede ai ragazzi, sta proprio nel privarsi di queste maschere e questi abiti per indossarne una soltanto.
La cosa sorprendente è come le intuizioni pedagogiche di Robert Baden Powell, nostro fondatore, che ormai circa 100 anni fa ideò lo scoutismo, siano a tutt’oggi intuizioni attuali, e possano ancora essere la base di un metodo educativo capace di rispondere alle esigenze dei ragazzi di oggi.
L’obiettivo del metodo scout è creare “buoni cittadini del mondo” cercando di sviluppare le capacità critiche dei ragazzi come il saper distinguere il bene dal male, il necessario dal superfluo.
E’ grazie all’ “imparare facendo” che i ragazzi arrivano a far propri i valori dell’essenzialità, del protagonismo del singolo, della cura delle cose, del Creato e dell’attenzione all’altro.
Essere scout, significa pertanto essere buoni cittadini di un mondo che dovremmo lasciare un po’ migliore di come lo abbiamo trovato, come disse il nostro fondatore.
È difficile farsi conoscere/apprezzare nella società in cui si vive?
Nella società di oggi non è sicuramente facile farsi conoscere per quello che veramente siamo come scout, e soprattutto non è facile far “apprezzare” agli altri il nostro movimento. Giovanni Paolo II in un’udienza agli scout definì l’AGESCI come un’Associazione che va contro corrente ed in quell’occasione ci esortò a continuare a lottare in questa direzione.
In una società in cui il benessere viene posto sempre più in cima alle classifiche dei valori, in cui la prevaricazione sull’altro è all’ordine dei giorno, non è certamente facile cercare di trasmettere valori come l’essenzialità, il rispetto dell’altro, e l’onestà, ma se veramente sono valori fondamentali per l’uomo, allora forse vale la pena continuare a portarli avanti, anche spesso sei costretto ad andare contro corrente e la tua voce rischia di essere una tra le tante.
Il suo incontro con lo scoutismo: se avvenisse oggi sarebbe diverso?
Forse oggi, rispetto a ieri, potrebbe essere più difficile riuscire a cogliere la bellezza del messaggio che lo scoutismo cerca di passare. Oggi più di ieri, i ragazzi fanno sempre più fatica a fare delle scelte, soprattutto se farle costa fatica e se ti porta ad essere fuori dal gruppo. La cosa vincente, però, è vedere ragazzi di 18-20 anni convinti di quello che fanno e veri testimoni dei valori che lo scoutismo a cercato di trasmettere loro.
Cosa si augura per i prossimi 100 anni?
Sarà grazie a questi ragazzi e alla loro testimonianza futura, se lo scoutismo potrà continuare ad essere un valido metodo educativo. Se dovessi immaginarmi lo scoutismo fra altri 100 anni, spererei possa diventare un movimento ancora più grande, ma soprattutto in grado di raggiungere un numero sempre maggiore di bambini e bambine, ragazzi e ragazzi, che crescendo diventeranno gli uomini e le donne del domani, nonché i buoni cittadini della società in cui vivranno.
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