“Senza immigrati le fabbriche chiuderebbero”

Migranti e diritti, gli stranieri parlano dei loro problemi e chiedono un aiuto al ministro Ferrero

Che fanno gli immigrati a Varese e provincia? Lavorano nelle fabbriche, badano agli anziani, fanno la fila alla questura, perdono ore agli sportelli per fare documenti. Qualche volta si raccolgono in associazioni, lavorano sul riconoscimento di una cittadinanza un tempo marginale e sopportata, oggi decisa e sempre più importante per l’economia dell’intero territorio.

Come  accaduto ieri sera (giovedì) a Gallarate. Dove un gruppo di stranieri, durante un dibattito coordinato da Cinzia Colombo (Pace & Solidarietà) ha dialogato con il ministro della solideriatà sociale Paolo Ferrero. Mamadou Fall, del comitato immigrati della provincia di Varese, ha chiesto misure che aiutino a non sentirsi schiavi della paura di rimanere impigliati nell’illegalità.
Fall ha parlato chiaro: i cpt sono dei lager, la clandestinità è come avere le catene, la mancanza di sportelli sul territorio sbatte tutti in questura e offende l’intelligenza, i meccanismi della Bossi Fini sono ingiusti. Domanda: "Da quando sperare in una vita migliore è diventato un reato?". Thierri Deng, di Anolf, ha detto che l’obiettivo della Bossi Fini era quello di rendere difficile la vita agli immigrati.
Deciso anche l’intervento di Hamid Khartaoui che ha ricordato i passi della vicenda moschea. Ruffino Selmi della Acli ha fatto un ragionamento sul rapporto con l’immigrazione, proponendo un’indagine sulla considerazione che i piemontesi avevano dei meridionali negli anni sessanta, per arrivare a dire che nulla è cambiato sotto certi aspetti, ma molto è cambiato invece sul fronte dell’immigrazione da altri paesi, tanto da dover considerare oggi interventi che possano mettere in condizione i migranti di vivere bene in italia ma anche di poter far ritorno a  casa, qualora lo volessero.
Il ministro Paolo Ferrero ha ricordato una serie di dati che rivelano come l’immigrazione sia una realtà da volgere in positivo, perchè senza stranieri oggi le fabbriche chiuderebbero. Non sono loro ad avere bisogno di noi, ha sottolineato, ma oramai c’è un bisogno reciproco che si rivela ogni giorno nelle aziende agricole, nelle campagne, sui luoghi di lavoro. Ferrero sta lavorando a un provvedimento sui rifugiati e ha espresso ancora una volta la sua contrarietà ai meccanismi della Bossi Fini. Circa 200 persone in sala, molti gli applausi, sobrio e informale l’atteggiamento di Ferrero, auto blu a distanza e atteggiamento gentile e disponibile. Da politico della porta accanto

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Pubblicato il 17 Febbraio 2007
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