«A tutte le donne, perché scoprano la pantera che vive in ognuna di loro»
Angela Finocchiaro presenta "Miss Universo", il monologo-evento che calcherà la scena dell'Apollonio l'8 marzo
Brillante, simpatica, intelligente: Angela Finocchiaro è da anni una vera e propria "star" della comicità italiana, dal debutto teatrale negli anni ’70 con la compagnia sperimentale Quelli di Grock all’esperienza con Zelig del 2003, senza dimenticare i numerosi ruoli in film di successo. Non solo commedie, come in Dio vede e provvede e Mio fratello è figlio unico (ultima interpretazione della Finocchiaro, fresca di quest’anno), ma anche delicati ruoli drammatici come quello di Maria, abbandonata dal marito ne La bestia nel cuore di Cristina Comencini. L’8 marzo andrà in scena al teatro di Varese con Miss Universo, uno spettacolo-evento per la festa della donna: VareseNews l’ha intervistata per l’occasione.
Miss Universo è la storia del conflitto interiore di una donna, Laura. C’è un messaggio che in questo modo vuole comunicare a tutte le donne, in occasione dell’8 marzo?
«La storia racconta di una donna che si trova a fare una sorta di bilancio della sua vita, a cui poi si attaccano le vicende degli altri personaggi. Laura, che si è sempre sentita "topo", ha sempre voluto diventare una "pantera", ma scopre di essere diventata una pantera… con una forte propensione per il formaggio. Alla fine dello spettacolo, in realtà, scoprirà di essere davvero una pantera. L’augurio che posso fare è che molte donne che pensano di essere "topi" riescano a scoprire la propria natura di pantera.»
A cosa si deve il titolo del monologo, Miss Universo?
«Alla fine di questo spettacolo, che potrei definire una favola nevrotica, Laura scopre che dentro di lei ci sono delle vere e proprie divinità, che nello spettacolo sono incarnate da personaggi in carne ed ossa. Sono le potenzialità che ognuno di noi ha dentro di sé, chi le tradisce non può che andare verso l’insoddisfazione, chi riesce ad esprimerle può a buon diritto essere considerata Miss Universo.»
Lei nello spettacolo interpreta anche tutta una serie di altri personaggi, che sono figure molto "sui generis": un antennista che parla con Dio, idraulici ossessionanti, uno strano dermatologo… Che funzione hanno nello spettacolo?
«Si tratta di un catena di bisogni, l’uno legato all’altro: il dermatologo aspetta l’idraulico, l’idraulico aspetta l’antennista, che a sua volta si trova bloccato nel bel mezzo di una visione mistica. All’inizio si assiste a un passaggio incomprensibile da un personaggio all’altro, in una specie di montaggio cinematografico, poi ciascuno di loro si inserisce nella storia e tutti i pezzi del puzzle vanno al loro posto: è più facile da vedere che da spiegare! In ogni caso, l’obiettivo di tutti questi personaggi è fare innamorare Laura, sono tutti in pista per salvare questa donna.»
Nella sua esperienza artistica lai ha riscosso notevole successo sia nel teatro sia nel cinema. Qual è la forma di spettacolo in cui si riconosce di più e per quale motivo?
«Mi piacciono sia il cinema sia il teatro, e anche la televisione: sono "ingorda" di spettacolo. Un profondissimo innamoramento l’ho vissuto per il cinema, ma non me la sento di scegliere nessuna di queste forme d’arte: sarebbe come scegliere tra il padre e la madre! In realtà vorrei fare tutto…ma non troppo: oggi ci tengo molto ad avere anche del tempo per stare a casa con i miei figli.»
Una sua grande qualità è quella di trovarsi a suo agio sia in ruoli comici sia in ruoli drammatici. Altri attori, invece, riescono a portare in scena solo l’uno o l’altro tipo di personaggio. Crede di essere un’eccezione o pensa che sia importante per un attore sperimentare entrambi i ruoli?
«Per un attore è importante essere duttile e non ripetersi mai. Secondo me gli attori comici hanno una chance in più, perché possono anche passare a ruoli drammatici, viceversa mi sembra difficile: chi ha verve umoristica nasconde dentro di sé anche uno spirito drammatico, perciò l’approccio al ruolo è facilitato. In ogni caso non c’è una regola che valga per tutti, l’importante è cercare di non ripetersi mai, come purtroppo spesso accade.»
E’ già stata a Varese in altre occasioni? Che ricordi le hanno lasciato il pubblico e la città?
«Ho portato in scena al teatro Impero La misteriosa scomparsa di W di Stefano Benni, tra il ’92 e il ’95, all’epoca dell’alluvione in Piemonte (che ebbe luogo il 5 novembre 1994, ndr). Non mi viene in mente niente, ho una pessima memoria, ma il fatto che non abbia ricordi particolari è un fatto positivo: di solito si ricordano le cose devastanti (ride).»
con Angela Finocchiaro, scritto da Walter Fontana per la regia di Cristina Pezzoli
Teatro di Varese, giovedì 8 marzo ore 21
Prezzi interi: platea 26 euro, galleria 1 20 euro, galleria 2 15 euro
Riduzioni per studenti, ultrasessantenni, minori di 18 anni
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