Le malattie cardiache si combattono con la formazione e l’informazione
Un successo il convegno di due giorni organizzato dall'unità operativa di Cardiologia II dell'ospedale di Circolo
“La Cardiologia a Varese: una tradizione attuale – Update in tema di malattie cardiovascolari”: questo è il titolo del congresso tenutosi a Varese presso l’Hotel Palace il 9 e 10 marzo 2007, organizzato dall’Unità operativa di Cardiologia II dell’ospedale di Circolo in collaborazione con l’Università dell’Insubria di Varese.
Parlare di tradizione, come specificava Don Luca Violoni nel suo intervento di apertura del convegno, non significa fare un discorso archeologico ma progettare il futuro cardiologico per Varese ma anche per il territorio non solo provinciale.
Il punto di partenza di questo cammino è stata l’ istituzione della Cardiologia II circa 1 anno fa ed è continuato con il Congresso organizzato a Luino il 16/2/2007 in collaborazione con la Medicina interna. Con quel Congresso si erano voluti suggellare i rapporti scientifico professionali che intercorrono tra la Cardiologia di Varese e il Verbano la cui stretta collaborazione garantisce ai pazienti terapie più moderne e mirate in campo cardiovascolare.
Il cammino è proseguito con il Congresso di marzo a Varese da cui sono emersi i seguenti messaggi:
– Per le autorità istituzionali (Senatore Antonio Tomassini e Presidente Consiglio Regionale Ettore Albertoni) le parole chiave devono essere informare e formare non solo i medici ma anche l’opinione pubblica. Le strategie future devono essere: incoraggiare i pazienti a rivolgersi il più precocemente possibile, intervenire nelle fasi precoci della malattia cardiovascolare con progetti di screening, per rallentare con interventi mirati la progressione della malattia, prevenire le riacutizzazione e ricoveri ospedalieri.
– Informare i pazienti a rischio significa renderli consci della situazione in cui si trovano e incoraggiarli a intraprendere comportamenti più responsabili e corretti stili di vita.
– Dalle autorità regionali e locali (Dir. Generale Sanità Lombardia Carlo Lucchina e Dir. Generale Ospedale di Varese Carlo Pampari) è emerso che bisogna incentivare la prevenzione ed aumentare l’assistenza in un campo come quello delle malattie del cuore in cui si registra il più alto tasso di mortalità a livello nazionale.
– Si sono confrontate esperienze di eccellenza espresse dai relatori sulle sindromi coronariche acute che hanno permesso di mettere a fuoco le strategie terapeutiche. L’attenzione è stata incentrata sulle nuove tecniche terapeutiche di rivascolarizzazione miocardica portando ad un arricchimento delle conoscenze attuali.
– La discussione sui meccanismi che scatenano l’attivazione della placca, che è l’anticamera dell’infarto, è stata molto stimolante non essendo stati ancora i suddetti completamente chiariti.
– Dalla Tavola rotonda che coinvolgeva tutti gli ospedali della provincia di Varese e trattava la gestione dell’infarto miocardico acuto è emerso che la precocità di intervento di rivascolarizzazione miocardica è basilare per ridurre il danno cardiaco pertanto bisogna:
a) Migliorare l’informazione sul territorio per ridurre il ritardo decisionale circa il 60% dei pazienti con sindrome coronarica acuta arriva con mezzi propri all’ospedale e non col 118.
b) Migliorare la rete d’intervento attrezzando più autoambulanze con medici preparati a trattare subito farmacologicamente l’infarto miocardico acuto considerati anche i percorsi non brevi per arrivare in ospedale
c) Migliorare la qualità del percorso delle cure intraospedaliere con possibilità, attraverso una organizzazione codificata, di trasferire più rapidamente possibile i malati in emodinamica per eseguire angioplastica coronarica.
Questi obiettivi si possono realizzare con uno specifico condiviso documento organizzativo che coinvolge una serie di attori: in primo luogo l’autorità pubblica a livello regionale e provinciale oltre che i medici dell’intera rete. Ci si augura che con la nascita del nuovo monoblocco, le attenzioni istituzionali, regionali e locali siano mantenute, al fine di poter offrire ai pazienti un migliore servizio sia di prevenzione che di cura, in un campo come quello del cuore dove a livello nazionale si registra il più alto tasso di mortalità.
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