Manuel Frattini: “Anche io, come Peter, non voglio crescere”

Il protagonista del musical musicato da Bennato confessa i suoi difetti. E ci parla della sua carriera da favola

Anche a Varese, come in tutta Italia, ha uno stuolo di fan, giovanissime e non. E lui, Manuel Frattini, lo sa bene. Quindi è solo lievemente stupito delle sue quattro repliche, da tutto esaurito, all’Apollonio, in programma sabato e domenica. E non lo preoccupa nemmeno il tour de force: il musical che porta, Peter Pan, è per lui qualcosa di naturale. Un personaggio e, confessa, una piccola sindrome che lo colpisce in pieno.

Ecco cosa ci ha raccontato Manuel Frattini a proposito del suo nuovo grande spettacolo, che questa volta vede la prestigiosa collaborazione di Bennato. E dei suoi progetti futuri…

Qualche anno fa era Pinocchio, adesso Peter Pan. Allora è predestinato alle fiabe?
«Mi piace dire che ho proprio una carriera da favola (ride). Tutto vero sembro destinato ai personaggi fantastici perché mi ritrovo moltissimo in questi ruoli. Quando facevo Pinocchio dicevo che il Peter Pan che era in me aiutava Pinocchio ad uscire fuori, ed ora mi trovo di fronte a questo personaggio, al quale mi sento identico, rappresenta il mio spirito».

Vuol dire che soffre anche di una piccola sindrome di Peter Pan?
«Sul serio, come Peter Pan, a volte, rifiuto qualsiasi tipo di obbligo e responsabilità. E anche se Pinocchio e Peter Pan potrebbero avere la stessa età, il primo è ingenuo, mentre il secondo è un piccolo leader, molto attivo e vitale. Mi piace anche per questo».

Dice che ha una carriera da favola. Lo credo bene, con il successo che sta avendo questo spettacolo…
«Già, siamo felicissimi del risultato, solo ieri abbiamo calcolato che senza molte repliche siamo già arrivati a 130mila presenze, e poi con un pubblico non solo di bambini, ma molto variegato. Perché questo è decisamente uno spettacolo per tutti, che saprà far sognare».

Cosa dobbiamo aspettarci da questo Peter Pan?
«Negli ultimi anni ci sono stati moltissimi adattamenti di Peter Pan, questa è una versione più fedele all’originale della favole, con diversi riferimenti alla versione disneyana. Ci sono tutti gli ingredienti giusti, e l’emozione di una colonna sonora che calza a pennello. Anche se Peter Pan è un titolo che non ci appartiene, abbiamo saputo infondere un gusto italiano».

Un musical italiano, che però sembra non aver più nulla da invidiare alle grandi produzioni. Avete fatto le cose in grande vero?
«Sì, c’è un allestimento molto impegnativo, che ci permetterà di realizzare anche la famosa scena del volo che, sul palcoscenico, era un’esperienza che proprio mi mancava: è bellissima da vedere e da provare. Ovviamente per fare tutto ciò dobbiamo usare strutture difficili da portare in giro, quindi c’è stato un grosso investimento a favore di questa spettacolarità».

Cosa mi dice della collaborazione con Bennato e Brachetti?
«Sono veramente orgoglioso di aver potuto collaborare, negli ultimi anni, con grandi artisti per le parti musicali, come i Pooh e, ora, Bennato. Si tratta di un grande onore. Per quanto riguarda Brachetti, il suo coinvolgimento era quasi d’obbligo visto che la magia è l’ingrediente principale dello spettacolo. Uno spettacolo che ha saputo vestire, dandoci buone idee per ricreare l’atmosfera».

L’anno scorso avevamo parlato dei progetti futuri. E visto che, prima o poi, anche questo Peter Pan dovrà crescere, viene da chiedersi cosa farà da grande…
«Peter Pan è ancora una creatura giovane, siamo quasi in discesa ma è stato confermato un tour estivo e poi si tornerà in molte delle città in cui siamo già stati, visto che la richiesta è stata tale che le prime date non sono bastate. Quindi nel futuro prossimo ci sarà ancora lui, anche se ovviamente ci sono sempre dei sogni nel cassetto».

Pensa ancora ad un film di genere musical?
«Sono cresciuto con dei miti, compreso quello di Hollywood. E visto che proprio lì anche i musical stanno tornando, basti vedere Dreamgirls e Moulin Rouge, mi sembra un momento buono. Credo ci sia spazio anche per un progetto italiano in questo senso, ed è una cosa che ancora mi manca».

Che storia porterebbe su pellicola?
«Penso che nel nostro panorama creativo ci sia molto talento, non solo per quanto riguarda i performer, ma anche per quanto riguarda i registi e gli sceneggiatori. Quindi non credo sia necessario sfruttare una storia già scritta, si può creare qualcosa ad hoc, e di completamente inedito».

In bocca al lupo per il successo. Un successo sicuro, visto che a Varese ha sempre entusiasmato il pubblico…
«Sono sempre felice di passare a Varese, il pubblico è sempre caloroso e spero che anche questa volta saranno tutti contenti del nostro spettacolo».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 16 Marzo 2007
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