“L’urgenza dei mondiali non giustifica alcune scelte per la tangenziale”
Le perplessità dell'architetto varesino in merito al tracciato della strada che prevede un calvalcavia in via Dalmazia
Leggo sul quotidiano locale che la Regione ha dato parere positivo circa l’impatto ambientale della tangenziale. Sono molto perplesso per questo parere.
Il progetto che è stato predisposto per il collegamento veicolare tra la zona dell’insediamento commerciale Iper e la strada statale per la Valganna, merita ancora attenta considerazione sia per l’impegno progettuale profuso in vista dell’evento molto atteso dei campionati mondiali di ciclismo del 2008, sia per le sue caratteristiche. L’impressione che si trae dal loro esame e dalla procedura seguita per arrivare nei tempi previsti alla sua realizzazione è che la fretta possa essere stata fin qui cattiva consigliera.
Le opere previste, infatti, rimarranno ben oltre quella scadenza ed è quindi bene che se ne parli con quella schiettezza critica che sollecita il necessario senso di responsabilità per le soluzioni di qualità richieste dai luoghi.
Il progetto –pur meritevole per diversi aspetti- non può non suscitare forti preoccupazioni per le conseguenze delle opere che venissero realizzate secondo la documentazione già predisposta.
Desidero indicare gli aspetti più rilevanti al riguardo.
La tipologia prevalente prescelta per la realizzazione della tangenziale è quella di più rapido ‘montaggio’ costituita da sostegni verticali e mensole portanti la sede stradale. E’ necessario avere ben presente che tale scelta realizzativa creerà un forte impatto paesistico negativo per la valle del fiume Olona contrastante con gli obiettivi che da più di un decennio ci siamo proposti di raggiungere per il suo recupero.
Il progetto così concepito porterebbe infatti alla creazione di una lunga ‘lama’ poggiata su ‘pilotis’ portanti: il suo ‘taglio’ nel paesaggio costituirebbe definitiva, negativa conclusione di un processo noncurante del degrado paesistico e ambientale, iniziato nell’800, che ha considerato la valle dell’Olona una semplice risorsa da utilizzare per finalità esclusivamente pratiche.
Il progetto definitivo avrebbe dovuto invece prevedere prevalentemente soluzioni di percorso raccordabili con la configurazione delle sponde del fiume, approfittando anche delle risultanze delle antiche cave di ghiaia e sabbia. Il progetto esecutivo, previsto dall’appalto integrato, deve tener conto di queste preoccupazioni.
In particolare il superamento della via Dalmazia in sopraelevata costituisce l’impatto negativo più rilevante per chi percorra la via Dalmazia o guardi dalla valle: si tratta di un impatto diretto e ravvicinato ad una decina di edifici e all’antico mulino che verrebbero a trovarsi a brevissima distanza dalla sede stradale.
A questo riguardo si pongono anche (prioritarie) esigenze di rispetto per chi abita in questi edifici.
Questi edifici non sono sopravvenuti a una presenza viabilistica ma è – al contrario – la nuova ipotesi viabilistica che sopravviene a edifici esistenti. Qualunque progettazione ha il dovere di adeguarsi alle preesistenze e di trovare soluzioni qualificate per il rispetto di tali preesistenze.
Per quanto riguarda gli abitanti è inaccettabile che si confidi in forme di indennizzo a risarcimento del danno provocato: non vi è infatti indennizzabilità possibile per la loro salute e la qualità della loro vita che sarebbe compromessa da inquinamento acustico, atmosferico, visivo.
E’ necessario quindi che il progetto preveda il sottopasso della via Dalmazia con l’apertura di una trincea di sufficiente lunghezza per superare l’area abitata, ricoprendola con solettone da rinaturalizzare.
Rifletto da molti anni come cittadino e come professionista sulle vicende di questo nostro territorio.
Sono riflessioni che ho tradotto in alcune pubblicazioni.
Nell’ultimo secolo -dopo l’epoca del borgo antico rinchiuso in sé stesso, delle castellanze, delle ville- sono stati realizzati pochi interventi di qualità e molte deturpazioni che offendono la bellezza dei luoghi e della storia.
Saremo considerati oggi e ricordati domani con riconoscenza ed affetto (da chi ci seguirà) se avremo puntato sulla razionalità, il rispetto dei luoghi e della gente, la bellezza del progetto.
Che l’evento dei mondiali di ciclismo (che durerà pochi mesi) non ci confonda, perché le opere (anche quelle non ben meditate) sono tendenzialmente permanenti: non venga, quindi, accampata l’urgenza come giustificazione a priori.
Che non sia ricordato –questo evento- come un’altra occasione perduta per la città.
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