Milani lancia la sfida: «Da soli per dare battaglia»

L'Italia dei valori presenta il suo candidato e lotta contro sprechi e ingiustizie della politica

Di Pietro ha trovato i soldi per la pedemontana, l’Italia dei valori cerca di prendere tanti voti andando alle provinciali da sola. A guidare l’impresa i dipietristi hanno messo un candidato di bandiera, Alessandro Milani, 55 anni, coordinatore provinciale del movimento, commerciante, sposato da 31 anni, 4 figli.
Sempre convinto della scelta di andare da soli?
”Una scelta difficile, non estemporanea. Ne abbiamo discusso con tutti gli iscritti per due mesi, poi abbiamo deciso di differenziarci dall’appiattimento della sinistra sulla destra”.

In che senso?

“La sinistra non crede di poter vincere e quindi rinuncia a fare la battaglia. Si immagina se Davide avesse avuto paura di Golia? Non l’avrebbe mai sconfitto. La paura li rende perdenti e se non hai come obiettivo vincere che senso ha partecipare?”
Le potrebbero obiettare che allora per voi è meglio perdere da soli…

“Meglio dare degli stimoli, se vuoi far capire certe cose, devi prendere posizioni forti. Chi è battagliero come noi, deve poter chiedere i voti per stimolare il cambiamento”.
Quali sono i contenuti della sua proposta?

“Primo interesse deve essere il cittadino, bisogna tutelare l’acqua, l’aria e i servizi. Il centrodestra non ha fatto nulla per l’acqua e le centraline dell’aria sono usate a discrezione di chi amministra. Anche sulla mobilità il centrodestra in quindici anni di governo, dalla regione al comune, non ha fatto nulla. Di Pietro, in 10 mesi, è invece riuscito a trovare i soldi per fare la pedemontana”.

Sosterrete Mario Aspesi a un eventuale ballottaggio?

“Non vogliamo distruggere il centrosinistra, ma siamo contro una scelta che non tenga conto di un percorso condiviso, non ci limiteremo solo a un accordo elettorale”.

L’obiettivo minimo dell’Italia dei valori qual è?

“Non voglio parlare di numeri, contiamo di prendere il massimo possibile”.
La avvicina un elettore al mercato, come lo convince?

“Ho lavorato otto anni per far diventare ministro Di Pietro perché ritengo abbia idee giuste per il mio Paese. Non sono certamente alla sua altezza, ma ho molte caratteristiche che si allineano al personaggio”.

Di Pietro ha condiviso la candidatura solitaria del partito?

“Mi ha chiesto le motivazioni di questa scelta e io gliele ho spiegate. Mi ha anche detto: ‘sai che potrebbe essere un danno per la tua carriera politica se le cose non dovessero andare bene?’…Gli ho risposto che ero consapevole e lui ha apprezzato la mia voglia di mettere in discussione la carriera politica per un’idea”.

Tre opere che andrebbero fatte in provincia.

“Malpensa non deve rimanere una cattedrale nel deserto, e poi le infrastrutture e la qualità della vita sui servizi al cittadino”.

Parliamo di sprechi, la provincia è un ente inutile secondo lei?
”Le ultime che hanno fatto, sì. Quella di Varese, invece, ha 850mila abitanti e quindi svolge una funzione di collegamento utile per le sinergie del territorio”.

Cosa farà per la lotta agli sprechi?
”Nessuno ha mai fatto un controllo accurato. Comincerei dal capire chi opera nelle strutture. Bisogna sapere se fanno un lavoro utile o no”.
Si riferisce ai dipendenti?

“Si, e anche ai consulenti. L’importante e che le assunzioni siano produttive, bisogna  vedere chi occupa posti che non merita. E anche le consulenze, che mi dicono essere un centinaio, vanno controllate meglio”.
Qual è la prima cosa che dirà se sarà eletto?
”Rimbocchiamoci le maniche”.
Cosa la distingue dagli altri?
”Non sono legato alla politica, non sono ricattabile e ho le mani libere”.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Maggio 2007
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