«Tradate, una città dove dimenticare la frenesia»

Il sindaco uscente Stefano Candiani si ripresenta alle elezioni con la coalizione di centrodestra. Obiettivo: concludere i centri storici e attuare una riqualificazione del verde pubblico

È il sindaco uscente, ha 35 anni ed presente nella vita amministrativa della città dal 1993, quando era presidente della biblioteca civica. Stefano Candiani, iscritto alla Lega Nord, si presenta alle elezioni del 27 e 28 maggio, appoggiato dalla coalizione del centrodestra: oltre al Carroccio, anche Forza Italia e Alleanza Nazionale.

Assessore alla cultura sotto la giunta Galli dal ’97, sindaco di Tradate dal 2002, lavora nella ditta di famiglia e si definisce un «imprenditore distaccato a tempo pieno al Comune di Tradate».

Cosa l’ha spinta a ricandidarsi come sindaco?
«La necessità di arrivare a un completamento del lavoro iniziato in questi primi cinque anni. Mi ritengo soprattutto un amministratore, non un politico, ed è per me una grande soddisfazione lavorare per la città dove sono cresciuto e dove vivo».

Su cosa si basa il suo programma per i prossimi cinque anni?
«Un obiettivo importante è quello di portare a completamento la riqualificazione dei centri storici. Ma non è l’unico. Vogliamo intervenire in modo forte nella riqualificazione del verde pubblico cittadino: attraverso la creazione di un parco in via Roma e con la messa in collegamento del Parco dei tre castagni con il Parco pineta. Il tutto attraverso la creazione di cinque corridoi ecologici che abbiamo già studiato e individuato: cinque piste ciclopedonali che valorizzano il verde. In questa maniera possiamo creare spazi in cui le persone possano rallentare il ritmo di vita, apprezzare la città».

Qual è la prima cosa che ha in mente di fare se rieletto?
«Non c’è una cosa, voglio continuare il percorso già iniziato».

Cosa è mancato in questi cinque anni da sindaco?
«Le minoranze politiche. Non sono state all’altezza del loro ruolo, non sono giunte proposte o alternative diverse che avrei valutato, naturalmente proposte che avessero buon senso. Io le ho sempre chiamate minoranze e mai opposizione, già questo è molto significativo di come la penso sul confronto».

Una critica che le è stata mossa su più fronti è quella di aver permesso troppo di costruire, di aver cementificato la città. Cosa ne pensa?
«In questi anni c’è stata molta preoccupazione per il futuro di Tradate. Ma si semplicemente sommata all’attività edilizia normale quella della riconversione delle aree industriali che abbiamo portato fuori dai centri. Questa è la ragione della sensazione di aver costruito tante case. I numeri sbandierati dalle minoranze politiche non sono veri: dal ’99 a oggi, realizzati, approvati o in via di approvazione, sono stati costruiti 1.400 appartamenti. Su questi il 40 per cento è dovuto alla riconversione di aree industriali. Abbiamo permesso di costruire solo all’interno del centro abitato. Tradate non ha, e non avrà mai una periferia: c’è un confine netto tra centri abitati e aree agricole o boschive. Rispetto al ’94, poi, le aree verdi attrezzate sono diventate il doppio».

Anche la gestione dell’acqua è sotto accusa…
«È un problema globale, non solo di Tradate. Comunque dalla crisi dell’anno scorso che è stata inaspettata, siamo corsi ai ripari e oggi siamo sicuramente in una situazione migliore di altri paesi. In questi anni abbiamo sistemato 18 km di tubature su 80, recuperando almeno 10 litri al secondo per l’acquedotto. Inoltre dall’anno scorso abbiamo pulito e sistemato i pozzi esistenti, scavati di nuovi per un totale di 35 litri al secondo, mentre altri 15 saranno attivi nelle prossime due settimane. Si tratta di opere che in decenni non sono mai state fatte perché non sono visibili. Casomai, se si deve ricercare una responsabilità, è nell’edilizia degli anni ’60 e ’70: si pensi alle case popolari, costruite su 4 piani nel punto più alto della città. Questo crea problemi di pressione nell’acquedotto».

Otto candidati sindaci, 13 liste. Secondo lei cosa è successo? Perché tanta partecipazione?
«In questi anni Tradate ha acquisito un ruolo importante, la città si è saputa imporre a livello provinciale. E questo è alla base di una partecipazione forte alla competizione elettorale. All’interno delle coalizioni che si sono presentate, però, vedo molto pressappochismo e tanta approssimazione, gente che si candida ad amministrare una città, ma che non sa nulla di vita amministrativa. Dal voto vedremo se il lavoro fatto sarà premiato o meno. Sicuramente sfido chiunque a dire che si poteva fare di più. E poi, dov’era tutta questa gente in questi cinque anni?»

Come ha vissuto questi cinque anni da sindaco?
«È stata una bella esperienza. L’ho vissuta molto intensamente, togliendo molto alla mia vita privata, ma senza mai pentirmi. Inoltre, ho vissuto un ottimo rapporto con le persone, non ho sondaggi, ma sensazioni positive dalla gente. E questo mi basta. Penso sia importante coltivare in futuro questo rapporto: ogni anno ho accolto nell’ufficio del sindaco in Comune, 1.600 appuntamenti. In futuro voglio continuare così».

Il suo sogno, ancora da assessore, era la realizzazione delle biblioteca Frera…
«C’è ancora molto da fare alla Frera, come l’auditorium, ci vorranno anni, ma ci impegneremo. È una soddisfazione vederla vivere».

Il prossimo sogno per Tradate?
«Non c’è una struttura particolare o un progetto. Ce ne sono tanti. Ma soprattutto c’è la voglia di creare una città, attraverso una serie di interventi, che permetta ai tradatesi di vivere meglio, creando luoghi, come i centri storici o il verde pubblico, in cui si possa abbandonare la frenesia che ci invade tutti i giorni, anche grazie a una passeggiata in centro, con isola pedonale, o nel Parco Pineta. È un sogno che è a portata di mano, ne sono sicuro».

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Pubblicato il 24 Maggio 2007
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