L’ospedale “avaro” con gli infermieri: «perchè non date incentivi?»
Sotto accusa la politica aziendale del Circolo nei rapporti con gli infermieri
Il Circolo è in difficoltà. Non ha sufficienti posti letto e non può aprirne ulteriori a causa della carenza di personale. Il direttore generale Carlo Pampari afferma di non trovare una soluzione pur avendo provato varie strade: concorsi pubblici, reclutamento tramite cooperative: «Nonostante ai concorsi si iscrivano molti candidati – ha spiegato il dottor Pampari in commissione servizi sociali del Comune di Varese – al momento della contrattualizzazione non li trovi più, perchè hanno scelto un’altra sede».
Fino ad oggi, quindi, il problema è rimasto legato alla ricerca di personale. Rarissime volte, invece, si è affrontato il tema degli incentivi per trattenere il personale formato in casa ( Università dell’Insubria e ospedale) o per invogliare i professionali a scegliere le corsie del Circolo.
Tra i dipendenti varesini sono in molti a mugugnare, per i turni, per il carico di lavoro ma, soprattutto, per gli scarni riconoscimenti: « Nell’azienda di Gallarate, i nostri colleghi guadagnano di più perchè hanno un contratto aziendale nettamente migliore» sostengono in tanti, quando ragionano in termini sindacali.
Con il nuovo monoblocco e la crisi del pronto soccorso, il tema del "sottodimensionamento" dell’ospedale varesino è tornato alla ribalta. Contestualmente sono riprese le voci che chiedono un miglior inquadramento: «Adesso basta!!! Pagate di più gli infermieri!!! Cosa continuate a girarci intorno? – scrive Giordano Rattazzi – Perchè il Direttore Generale e tutte le categorie politiche non iniziano a dare un primo segnale? Dov’è e cosa fa il Collegio Infermieri di Varese? Dorme sonni profondi!!! Mai che si proponga a difesa della categoria!!!!! Solo tante belle parole e tanti progetti ma il nocciolo della questione viene sempre raggirato da altri obiettivi non certo meno importanti ma che dovrebbero andare di pari passo con la quotidianità!! Ci vogliono incentivi seri e decisivi anche da parte dello STATO visto che è un problema NAZIONALE quello della carenza di infermieri!!!!!! »
Anche la Segreteria provinciale del sindacato di categoria Fials sostiene la necessità di dare un segnale concreto: «Apprendiamo (dalla stampa locale del 05/06/2007) con soddisfazione che il “Dott. Pampari da Varese” riconosce che vi è un grosso problema chiamato “carenza infermieristica”e riconosce che assumere infermieri qualificati a Varese non è così facile come cercar funghi nei boschi.
Ci spiace, purtroppo ribadire che noi queste cose le diciamo da anni, come del resto da tempo diciamo che a Varese la sfida non sta solo nel cercare infermieri ma soprattutto nel cercare di non far scappare quelli che vi lavorano.
Perché ciò si realizzi occorre innanzitutto creare le condizioni che rendano gli infermieri autonomi nell’organizzazione delle loro attività lavorative, e nello stesso tempo occorre creare le condizioni che dimostrino (con fatti concreti) che a Varese gli infermieri non sono considerati solo manovalanza qualificata ma anche delle persone e come tali portatrici di bisogni.
Un gesto concreto potrebbe essere concedere al personale che non può concedersi la pausa mensa, il Ticket restaurant, così come avviene nella quasi totalità della aziende pubbliche e private. Non stiamo chiedendo soldi, perché la risposta oramai la conosciamo bene “non dipende da noi, se la regione sponsorizza?”, ciò che chiediamo oggi, il contratto Ve lo permette oggi.
Altro sforzo che per il futuro ci auguriamo possa essere messo in atto è una valorizzazione delle professionalità presenti in azienda attraverso dei criteri premianti basati sull’impegno e la meritocrazia».
Gli infermieri, dottori dopo tre anni di corso universitario, sono dunque stanchi di essere paragonati a Florence Nightingale e pretendono rispetto per una professione che non è più missione: «I sacrifici di cui è quotidianamente schiavo l’infermiere professionale, vanno retribuiti con incentivi appropriati!!!! » scrive ancora Rattazzi preoccupato anche del messaggio che può essere recepito dai giovani, interessati ad avvicinarsi a questa professione.
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