“Varese è una città che sa far coccole”

Intervista al Presidente della Camera di Commercio Angelo Belloli alla chiusura del suo mandato dopo sette anni di guida dell'ente

Queste sette stagioni sono volate. A 75 anni Angelo Belloli lascia la guida della Camera di Commercio. Era stato eletto presidente la prima volta il 5 dicembre del 2000 e poi riconfermato per il successivo quinquennio il 22 luglio 2002. Un po’ di emozione, tanta soddisfazione e solo piccoli rammarichi nelle parole di commiato. «Voglio fare un grande ringraziamento a tutti i componenti della Giunta e del consiglio. In questi anni sono diventati miei amici oltre che importanti protagonisti della vita economica di questa provincia. Con la loro partecipazione si è creato un network di eccellenza. L’altro ringraziamento è a tutta la struttura che ha lavorato sempre con passione. Il mio ambasciatore prezioso è stato Mauro Temperelli, che ha svolto il suo ruolo di segretario generale con professionalità e competenza. Lascio, insomma,  un ente in grande forma».

Angelo Belloli è arrivato ai vertici della Camera di Commercio in un momento di grave crisi. Una crisi interna, ma anche di immagine esterna. Cinque anni fa volle iniziare il suo nuovo mandato commissionando uno studio al professore Dalai proprio sul ruolo dell’ente camerale. Ha fortemente voluto dialogare con tutte le istituzioni cercando di dar vita a una rete di energie per dare impulso allo sviluppo della provincia.

Quali sono state le sue maggiori soddisfazioni in questi anni di lavoro in camera di Commercio?

«Ci sono diverse cose che mi piace ricordare. Ho apprezzato tanto la grande coerenza di tutti i consiglieri camerali e della Giunta. In questi anni non ho mai dovuto ricorrere al voto di maggioranza. Abbiamo sempre discusso e  dialogato cercando le soluzioni migliori per tutti e senza mai cedere alla tentazioni di spinte corporative. È un merito che va a tutti. Il secondo aspetto riguarda il dialogo con le istituzioni che è sempre stato aperto e in alcuni casi ha portato grandi soddisfazioni, basti pensare all’accordo di programma con la Provincia per il protocollo sul turismo. Un modello che ora ci stanno copiando anche a livello regionale. Abbiamo preferito fare una politica del fare e non quella del galleggiare. Il terzo aspetto importante è quello di aver guardato al futuro con ottimismo. L’ultimo atto che ho firmato è una lettera alla regione proprio per un accordo tra comune di Varese, Provincia e Camera di commercio per la valorizzazione del sistema congressuale varesino».

I suoi rammarichi?

«Non ho un rammarico particolare. Sono soddisfatto di quanto abbiamo fatto. Mi è un po’ spiaciuta qualche polemica fuori luogo nel finale. Accusarmi di una politica di autoreferenzialità non è stato bello anche perché io a 75 anni non ho mai pensato di ricandidarmi. Servono energie che io, dopo sette anni di attività, non ho più».

Quali sono secondo lei gli obiettivi che si dovrebbe dare l’ente camerale per i prossimi cinque anni?

«Uno su tutti: crederci. Credere che sia possibile fare di Varese un polo di forte attrazione. Essere così vicini a Malpensa, e io sono certo che l’hub decollerà, e a Rho Pero ci mette in condizioni di vantaggio esclusivo. Varese è una città che sa dare coccole, benessere, piacere a chi ci viene. Valorizzare il colle di Biumo, quello del Montello significa offrire un ambiente esclusivo, accogliente di grande rilassatezza. Qui un polo congressuale di alto livello avrà un futuro certo. Bisogna crederci però e lavorare tutti in questa direzione. Occorre rischiare e ci serve un grande albergo. Grande non solo per la quantità delle camere, ma per le sue caratteristiche. Mi viene da pensare a piazza dei miracoli a Pisa, mica è bella la torre, eppure tutti vanno per quella. Ecco, dobbiamo avere il coraggio di osare».

In che stato lascia la Camera di Commercio?

«Buono, ma senza soldi. Era il mio compito spenderli perché quando sono arrivato c’era una grande disponibilità economica, ma il nostro compito non è conservare le risorse economiche messe a disposizione dalle aziende, ma amministrarle e usarle per la promozione economica del territorio e per i servizi all’economia. Perciò chi arriverà dovrà trovare il modo di reperire risorse e usarle ancora per migliorare quanto fatto».

Quali sono le azioni che hanno dato frutti migliori?

«Ce ne sono tante e alcune sono diventate importanti per l’intero Paese. Basti pensare al tessile e al controllo del mercato. La nostra azione è stata valutata così tanto positivamente che a fine luglio il ministro bersani ha promesso di fare un decreto che affiderà alle Camere di commercio il compito di regolare il mercato con specifici controlli. In questo un ruolo guida lo svolge il centroCot ormai realtà di punta del sistema nazionale e anche europeo. Un merito mica da poco per Varese».

Cosa le ha dato questo periodo da un punto di vista umano?

«Molto. Dei rapporti belli e la consapevolezza che se si opera insieme e si dialoga si può fare molto. Abbiamo gestito la quotidianità così come l’emergenza sapendone uscire bene. Abbiamo lavorato per lo sviluppo e costruito anche strutture importanti, basti pensare a MalpensaFiere. Varese ora deve essere assolutamente riconosciuta come città capoluogo di tutta la provincia e ve lo dice un bustocco».

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Pubblicato il 25 Giugno 2007
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