Novità per la formazione professionale
Il Consiglio regionale ha approvato una legge che innova il settore. Certificazioni delle competenze e albo dei soggetti le innovazioni
1500 classi e 30 mila allievi: sono queste, allo stato attuale, le dimensioni della formazione professionale regionale, il cui modello sperimentale avviato nel 2002 sta per ricevere un rinnovato impulso dalla legge approvata dal Consiglio regionale.
Il provvedimento, approvato coi voti a favore di Forza Italia, Lega Nord, Alleanza Nazionale, Udc, Sveva Dalmasso e Silvia Ferretto, l’astensione di Margherita, Ds (eccetto i Consiglieri Marco Cipriano e Arturo Squassina, che hanno votato contro) e Concordati, e il voto contrario di Rifondazione Comunista, Pdci, Italia dei Valori e Verdi, stabilisce le norme di riferimento per il sistema educativo di istruzione (competenza concorrente Stato-Regione) e per la formazione professionale (competenza esclusiva della Regione).
Una delle novità principali della legge è l’introduzione di un sistema di certificazione delle competenze per accompagnare le persone nel loro cammino di formazione attraverso esperienze scolastiche ma anche lavorative. Il bagaglio professionale così acquisito, poi, verrà riconosciuto in tutta la Comunità europea. I corsi professionali, ora triennali, verranno completati con la possibilità di un quarto e un quinto anno.
Viene istituito un Albo dei soggetti accreditati, sia pubblici che privati, che dovranno erogare i servizi di formazione, la cui valutazione verrà demandata a un Osservatorio regionale del mercato del lavoro e da una figura nuova quale il “valutatore indipendente”.
Nell’ambito del sistema educativo e di istruzione, precisa la legge, alla Regione spetterà la programmazione dei servizi di formazione professionale, alle Province e ai Comuni le competenze amministrative per gli altri livelli scolastici. Autonomia degli istituti, con la promozione di 31 poli formativi regionali (connessione in rete dei diversi istituti scolastici); centralità della persona e della famiglia (libertà di scelta); valorizzazione della figura dell’insegnante; percorsi formativi d’eccellenza costantemente adeguati alle esigenze del marcato del lavoro. Sono questi altri punti della normativa che ha sollevato le dure critiche dei consiglieri della sinistra radicale, che hanno espresso la totale contrarietà verso molti aspetti del modello lombardo di formazione, non accettando in particolare il fatto che gli anni di istruzione professionale vengono considerati dalla nuova legge a tutti gli effetti “utili all’assolvimento dell’obbligo scolastico”.
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