Partito democratico: ragioniamo sui contenuti

Una riflessione ad alta voce da parte di Roberto Molinari Presidente Margherita di Varese

Riceviamo e pubblichiamo

Personalmente devo dire che non mi hanno mai appassionato le discussioni nominalistiche sulle leadership locali dei partiti figurarsi se mi appassiona discutere di Veltroni leader del Pd.

Devo anche essere sincero nel confermare, poi, che non capisco neanche tanto coloro che ora dicono “mi riconosco in Veltroni, ma mi candido lo stesso”. Chiusa questa premessa, vorrei qui di seguito mettere a parte di alcune riflessioni.

Innanzitutto una speranza. Confido che non inizi una spirale mediatica-organizzativa onde per cui ci si faccia tutti prendere la mano dalle “cose da fare” e dal come “farle apparire”. Quando i processi organizzativi, o quelli mediatici, anticipano i processi politici allora si produce solo dei vuoti contenitori e, in Italia, non abbiamo bisogno di questo e neanche abbiamo bisogno di disperdere e frustrare ulteriormente la generosità di migliaia di militanti dei partiti politici e di appassionati alla politica che iscritti di partito non sono.

Ecco perché, con scarso senso giornalistico, dico che non mi frega molto di discutere di Veltroni leader del PD, ma mi interessa di più ragionare di contenuti e di orizzonti politici. Che cosa, allora, vorrei dal Partito Democratico?

Vorrei che lavorasse “per” e non “contro” qualcuno o qualcosa, sia esso Berlusconi o la sinistra radicale.  Un partito che “dice quello che pensa e fa quello che dice” e questo dal primo all’ultimo dei suoi dirigenti.

Vorrei un “partito nuovo” che si ponesse l’obiettivo di tutelare i più deboli e il ceto medio di questo Paese perché per troppi anni si è detto loro quello che volevano sentirsi dire, ma non si è detto la verità e cioè che “lacrime e sangue” servono per tutti noi e per quelli che verranno e che la stagione delle “lacrime e sangue” non è ancora finita.

Vorrei un partito e una classe dirigente capace di vedere il Paese come una grande comunità nazionale, ma nello stesso tempo capace di interpretare quei “sentimenti” che ogni luogo “particolare” dell’Italia sa far “sentire”, senza (ri)diventare l’italietta dei principati e delle signorie.

Vorrei che si dicesse a noi del Nord che la vera questione nazionale è il Meridioni d’Italia, ma che, parafrasando Giuseppe Berta, un partito nuovo deve avere anche “ il senso della partecipazione profonda a una società che resta l’area più dinamica d’Italia e che non tocca del resto al sindaco di Roma esprimere questo, ma alla classe dirigente tutta…… che deve avere la prospettiva di una realistica riduzione del ruolo della politica e che si accetti di assecondare il mutamento sociale piuttosto che guidarlo”.

Vorrei che, senza richiedere abiure, si ritornasse a parlare di ciò che per un anno si è detto sono gli argomenti dirimenti del partito nuovo: rispetto dell’autonomia dei corpi intermedi, distinzione tra politica ed economia, autonomia della politica e autonomia dalla politica. E questo perché i “tifosi” di quel che accade nell’economia è bene che stiano altrove e non nei vertici di partito.

Vorrei, infine, che fosse chiaro che nel rispetto delle storie collettive e di quelle individuali di ciascuno di noi, si prendesse atto che il PD non è un partito di sinistra, ma proprio perché è un partito nuovo può essere solo di centrosinistra e che la prospettiva politica è quella di sfondare al “centro” perché, piaccia o no, l’Italia non è un Paese di sinistra e con l’autosufficienza della sinistra si perdono le elezioni.

Vorrei, usando le parole che Bellocchio fa dire al Moro prigioniero delle BR nel suo film “Buongiorno Notte”, vorrei che il PD fosse “un partito autenticamente popolare, un grande partito di massa, fatto di gente umile, operai, contadini, impiegati…la gente ha paura, vuole vivere in pace. Il mio partito è proprio il partito della tranquillità, della normalità, della carità, del modesto benessere….”

Tutto questo è stato detto da Veltroni? In parte. Ciò che conta però, non è che lo dica Veltroni, ma che sia patrimonio dell’intero “partito nuovo”.  Abbiamo bisogno di una storia nuova e di nuovi protagonisti. Ma soprattutto abbiamo bisogno di un “partito della tranquillità, della normalità, della carità, del modesto benessere….”

 

Roberto Molinari

Presidente Margherita

di Varese

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Pubblicato il 16 Luglio 2007
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