Colorato e fantasioso, il nido riapre a San Fermo

Dopo i lavori di ristrutturazione durati oltre un anno, la struttura di via Vetta d'Italia ha ripreso l'attività con ventun bambini

L’asilo nido di via Vetta D’Italia a San Fermo ha riaperto le porte. Dopo un anno di lavori che l’hanno profondamento trasformata, la struttura da questa mattina ha accolto i suoi 21 piccoli ospiti, che avevano trascorso lo scorso anno nella scuoletta di via Gondar.

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Inaugurazione asilo nido 4 di 10

La storia del nido intitolato a "Pietro e Giovannina Marzoli" era balzata agli onori della cronaca nella primavera del 2006, quando la comunicazione della chiusura aveva scatenato la rabbia della mamme che temevano un trasloco traumatico per i loro piccoli. Oggi, bimbi e genitori hano rimesso piede nella struttura rinata, contente del ritorno ma soddisfatte, anche, dell’esperienza vissuta "in trasferta".

Nel nuovo asilo sono stati accolti ventun bambini, di cui cinque lattanti che hanno uno spazio dedicato, tranquillo e più raccolto. Giochi e soluzioni ludiche innovative sono alla base del nuovo arredamento che ha suscitato immediatamente l’interesse degli ospiti. A seguire i piccoli saranno cinque educatrici coadiuvate da una cuoca e due operatori ausiliari

Con l’inaugurazione, a cui hanno presenziato l’assessore ai servizi educativi Patrizia Tomassini e quello ai lavori pubblici Gladiseo Zagatto, la città recupera una struttura che dà fiato alle sempre lunghe liste d’attesa per le strutture legate all’infanzia. Rimane, sempre, delicata la situazione del nido di viale Aguggiari che vede almeno 50 bimbi in attesa di un posto. Decisamente migliore l’attesa per i nidi di Biumo, con 14 bambini in attesa.

Per il quartiere di San Fermo, la piccola scuoletta è un punto di riferimento. Completamente ristrutturata nel 1927 grazie alla donazione di 50.000 lire voluta da Giovannina Tenconi, insieme ai figli Franco e Gianni, per onorare la memoria del marito Pietro Marzoli, fondatore della Marzoli Massari & C. , la scuoletta venne rivista dall’ingegnere Mario Cantù che volle ridisegnare completamente la sistemazione delle aule, del refettorio e della stanze del personale religioso. L’asilo venne riaperto in ottobre e suscitò sempre l’interesse e l’affetto della popolazione che non fece mancare contributi economici.

Quando, nel marzo 1969, morì, Giovannina Marzoli lasciò nel testamento un lascito di dieci milioni di lire che il nipote Giovanni Marzoli consegnò alla struttura chiedendo che venisse cambiata l’intestazione. Così l’asilo venne intitolato a Pietro e Giovannina Marzoli.

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Pubblicato il 20 Settembre 2007
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