Eugenio Finardi e Custodie cautelari, due prove d’autore

Una serata di grande musica al teatro Castellani con il cantautore milanese e la band rivelazione dell'anno

Domenica sera Eugenio Finardi era giù di voce, eppure quello al teatro Castellani di Azzate è stato un grande concerto. Merito della sua maturità d’artista, che gli permette di affrontare l’imprevisto peggiore per un cantante con grande tranquillità, ma anche della band  le "Custodie cautelari” che ha tenuto il palco con autorevolezza, come deve fare una grande band «indipendente», come ha sottolineato a più riprese il cantautore milanese. D’altronde Finardi, nella sua trentennale carriera, ha dato sempre spazio agli emergenti. E ci ha sempre visto giusto.

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Il cantautore non ha deluso il pubblico che gremiva il teatro, quasi tre ore di concerto con il meglio della sua produzione con qualche omaggio ai grandi del blues. 
“Le custodie cautelari” aprono la serata con un omaggio a Ivano Fossati  “La musica che gira intorno” a cui segue  una splendida versione di Billie Jean (1983). Sì,  il successo planetario di Michael Jackson, ma notevolmente meglio della versione originale. «È un grande blues. La versione di Jackson la penalizzava» dice Ettore Diliberto voce e leader della band (è il fondatore).

Finardi entra in scena con "Le ragazze di Osaka" a cui segue “Patrizia” e  “Trappole”. Si schiarisce la voce. «Stanno costruendo delle rotonde sulle mie corde vocali» dice scherzando mentre annuncia la mitica “Diesel”, canzone che non eseguiva da tempo nella sua versione originale. «Le custodie cautelari mi mettono la pulce nell’orecchio su alcune mie canzoni che non faccio in concerto e me le ripropongono. È accaduto anche con “Shamandura” una canzone che non ho quasi mai proposto dal vivo». Il tastierista Francesco Lupi dà il meglio di sé riproducendo l’assolo del mitico Patrizio Fariselli (tastierista degli Area). La gente di Lombardia canta e segue il ritmo con le mani.

Un medley datato anni ’80,  “14 gocce di valium”, di Valerio Millefoglie, e “F 104”, è una perfetta fotografia del tempo presente. «Dietro ogni guerra ci sono le radici della prossima guerra» così Finardi annuncia la splendida “Soweto”, canzone dedicata a Nelson Mandela.

C’è spazio anche per le "Custodie cautelari” che, in una pausa rigenerante delle corde vocali del cantautore, eseguono la loro “Incoscienza”. Uno splendido testo su una costruzione musicale raffinata e originale (merita le 16 mila copie vendute e disco esaurito in poco tempo). Finardi rientra sul palco e propone una delle canzoni più belle sull’amore paterno “Amore diverso” nientemeno che in dialetto logodurese, una lingua elegante «quasi come il latino» parlata in Sardegna.
”Dolce Italia” e poi “Dal Blu”. Aseguire un omaggio a Jimi Hendrix con “Hey Joe” dove la chitarra del giovane Paolo Zanetti (sentiremo parlare molto di lui) si esalta con un assolo strepitoso. “Uno di noi”, “Extraterrestre”, “La radio” scatenano il pubblico, lasciando alla “Musica ribelle” l’onore di chiudere una serata di vera musica.
Onore alla band "Custodie cautelari" che  che oltre ai già citati annovera tra le sue fila il basso di Mauro Isetti (uno dei fondatori  della band) e la batteria di Max Muller.
Una citazione doverosa anche per la Pro loco di Azzate che con la sua organizzazione e rete di volontari ha permesso la buona riuscita dell’evento.

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Pubblicato il 24 Settembre 2007
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