Parte la Scuola Euromediterranea
E’ stata inaugurata a Venezia il 21 settembre la scuola d’imprenditorialità con ben 30 giovani provenienti da tutto il Mediterraneo
Una scuola d’imprenditorialità in Italia per una trentina di giovani provenienti da tutto il Mediterraneo, ecco la novità che si pone all’attenzione della società e dell’economia italiana. Il corso di introduzione all’imprenditorialità della Scuola Euromediterranea, alla sua seconda edizione, è stata inaugurato proprio oggi, venerdì 21 settembre, nell’aula magna della Venice International University presso l’isola di San Severo di Venezia, sede del corso. Gli studenti della scuola, laureati in economia o giurisprudenza, provengono da dieci paesi non europei dell’area mediterranea -dall’Algeria, dall’Egitto, dalla Giordania, da Israele, dal Libano, dalla Libia, dal Marocco, dalla Palestina, dalla Siria e dalla Tunisia-, e parteciperanno tutti al corso presso la città della laguna. Quest’anno, però, ci saranno anche studenti italiani che, a conclusione della formazione, svolgeranno una stage in aziende operanti in Marocco o Tunisia. L’iniziativa della Fondazione per la Sussidiarietà è realizzata grazie al supporto delle Camere di Commercio di Milano, Napoli e Venezia, con il contributo della Regione Lombardia, in collaborazione con l’ICE e col supporto organizzativo dell’ICeSD, sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri. Il corso, a numero chiuso e in lingua inglese, durerà sei settimane, dal 17 settembre ad ottobre 2007 e si propone di formare giovani laureati che si impegneranno in attività manageriali e imprenditoriali sulle sponde del Mediterraneo. La formazione prevede 208 ore di lezione, che riguardano economia, diritto, management, politica e cultura, quattro visite ad aziende e distretti e uno stage di quattro settimane presso un’azienda selezionata dalle Camere di Commercio che abbia rapporti economici con i Paesi del Mediterraneo. La didattica, coordinata dal centro ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, è affidata ai docenti di cinque atenei e scuole di formazione, tutti di prestigio: dall’ Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, all’Università Ca’ Foscari di Venezia, alla Venice International University e Formaper, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Milano.
L’Italia da sempre ha svolto un ruolo di ponte fra l’Europa continentale e la sponda nordafricana e orientale del Mediterraneo. La nostra penisola guarda ora al futuro dei rapporti commerciali con questi paesi: i giovani. L’obiettivo del progetto è formare nei paesi della sponda sud del Mediterraneo una classe dirigente giovane orientata a rapportarsi con l’Italia, con le sue istituzioni accademiche e le imprese dei distretti industriali più avanzati. All’interno dell’Italia è soprattutto la Lombardia a crescere nelle esportazioni coi paesi del Mediterraneo, con un export di oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro. Mentre tra le province lombarde prima è Milano, poi Bergamo, Brescia e Varese. L’estero, in primis la Turchia e a ruota la Tunisia, l’Algeria, l’Egitto e Israele, apprezza soprattutto i macchinari e i materiali da trasporto lombardi e prodotti finiti classificati secondo la materia prima.
“Il Mediterraneo – ha dichiarato Bruno Ermolli, presidente di Promos, azienda speciale della Camera di commercio di Milano per le attività internazionali – è da sempre un polo di attrazione e di crescita, così come un luogo privilegiato per la circolazione non solo di beni e servizi, ma anche della cultura. Data la rilevanza che il capitale umano riveste per la crescita economica, è opportuno che iniziative di cooperazione come questa, volte alla formazione di alto livello, vengano incentivate, con lo scopo di accrescere il tessuto, culturale ed economico, che da sempre unisce le due sponde del Mediterraneo. In questo senso, la Scuola Euromediterranea di imprenditorialità costituisce un importante risultato perché porta giovani laureati provenienti da tutti i Paesi del Mediterraneo ad investire e a lavorare per un comune sviluppo”.
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