Stefano Benni, il giovane teppista è diventato Grande
In centinaia, soprattutto giovani, all'incontro con l'autore di Bar Sport a Villa Recalcati per "Il festival del racconto"
Stefano Benni è uno dei pochi autori che riesce a riempire la sala con un pubblico quasi completamente under 60. Un centinaio di persone sono state catturate dal suo senso dell’umorismo ieri sera, martedì 18 settembre alle 21, a Villa Recalcati, in un incontro del "Festival del racconto" durante il quale lo scrittore ha parlato a ruota libera incalzato dalle domande di Bruno Pischedda (al centro nella foto), professore di letteratura contemporanea all’Università degli studi di Milano.
«A me piacciono i giovani, anche se il mio pubblico preferito è quello dei “momentaneamente” vivi» commenta ridendo lo scrittore, raccontando l’episodio di una ragazza tedesca che gli chiese di fare la tesi su di lui in qualità di uno degli “autori più famosi momentaneamente vivi”. «Uno si rende conto di essere importante, e avanti con l’età, quando iniziano a fare le tesi su di lui!».
60 anni, quasi 22 libri pubblicati, Benni si autoproclama “indefinibile”: «Ho fatto di tutto, dalla letteratura alla musica, cercando sempre di sorprendere e cambiare». Partendo da Bar Sport, quella della "Luisona" per intenderci, uno dei primi libri ad uscire dal classico binomio satira/gag per portare l’umorismo e l’ironia anche nei romanzi brevi. Un inizio non facile, come quella volta che Rossana Rossanda definì un suo articolo sul Manifesto “il delirio di un giovane teppista”, influenzato dai più grandi del suo tempo, Gambanile, Palazzeschi, Landolfi, «sottovalutati ma veri maestri della satira, piccoli capolavori diversi tra di loro», a cui Benni si ispira nei suoi primi lavori. Siamo nella Bologna degli anni settanta, animata da un fermento culturale unico, con nomi come Umberto Eco e il Dams, Pazienza e i suoi fumetti. Un periodo creativo «fatto però da chi non era di Bologna», sottolinea Benni, egli stesso originario di un piccolo paesino sulle montagne, in cui «si potevano fare tre cose: la prima non ve la dico, la seconda era giocare a calcio, la terza frequentare la biblioteca di paese ricca di libri di fantascienza».
Ed è proprio da lì che nasce l’ispirazione che lo porta a scrivere nel ’83 “Terra!”, il suo primo grande successo, un atto di amore verso la scrittura immaginaria, la più precisa perché l’unica che lascia al lettore la capacità di decidere di quale mondo si tratta. Un libro "disordinato, eccessivo", che cerca di ricostruire quella piccola biblioteca, per anni la sua finestra sul mondo. E poi, nel ’86, con “Comici Spaventati Guerrieri”, l’incontro/scontro con la realtà tragicomica: «Non pensavo potessero stare insieme, si attraggono e si respingono allo stesso tempo in una sola frase». Si diventa quindi dei direttori “dell’orchestra della scrittura”, e «lo scrittore deve imparare sempre più strumenti, alternandoli tra loro lasciando sempre un alone di mistero su quello che si deve aspettare il lettore girando la pagina». E da allora, tanti i successi, un libro per bambini, musica e jazz, ma anche lavori teatrali, come la scoperta del reading, la lettura di un’opera a teatro, interpretandola in compagnia di un musicista «che divide con te quelle parole».
E adesso, in attesa che esca il suo prossimo lavoro, una piccola riflessione: Stefano Benni si è incupito col tempo? «Non posso parlare di incupimento, ma con gli anni, alcune cose che ritenevo possibili, mi sono reso conto che non lo sono. Ogni volta che inizio un libro ricomincio a sognare, anche se so che alcuni sei miei sogni ormai sono esplosi». Un rimpianto, però, c’è, per lo "spossessamento" dell’individualità da parte della televisione: prima ognuno aveva un suo senso dell’umorismo e un suo modo di raccontare, oggi sembriamo tutti fatti allo stesso modo. Non manca un piccolo attacco anche alla comicità odierna: «Oggi dentro la satira sono finite le cose più stupide. La satira ormai non esclude dall’essere stupidi, banali e retorici, siamo nel periodo del “consumo coatto” della battuta e della perdita di qualità ».Verso la fine, non poteva mancare una piccola provocazione riguardo ai numerosi interventi dello scrittore sul blog di Beppe Grillo e al suo pensiero sugli ultimi exploit del comico genovese: un sorriso da parte di Benni, a cui si aggiunge il commento: «Mi spiace, io di Grillo non parlo, ho promesso al mio amico di non farlo… almeno per un mese».
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