E adesso?
E adesso chi li ripaga? Chi ripaga la vita di quei bambini? Chi gli restituirà quella serenità, quella gioia di cui sono capaci? Chi ridarà a quel paese il senso di comunità? E le famiglie, le maestre, le persone coinvolte? Che ne sarà di tutto questo?
La storia di Rignano deve far riflettere tutti. Quanto affermato dalla Corte di Cassazione è una sberla in faccia tanti “professionisti” che hanno esercitato la loro attività a dir poco con leggerezza. Non sta certo a noi fare morali a forze dell’ordine o a qualche magistrato, ma certamente c’è qualcosa che non va e il mondo dei media è colpevole in primis.
Spettacolarizzare eventi così delicati, alla ricerca spasmodica della notizia può produrre danni incalcolabili. E a Rignano è stato fatto tutto il peggio possibile. La stampa cade spesso in errori gravissimi, ma non ne trae mai insegnamento.
Che bisogno c’era di far tanto chiasso su una vicenda tanto delicata quale quella dei bambini del paesino laziale? Che bisogno c’era di pubblicare quel trattato di “macelleria” che sembrava un capo di imputazione di cinque mostri disumani?
Il risultato è solo quello di aver distrutto tante vite.
C’è davvero bisogno di un diverso approccio all’informazione, perché in tempi in cui la comunicazione diventa tutto e sfugge sempre più a qualsiasi controllo, la responsabilità è ancora più alta per chi fa il nostro lavoro.
C’è da sperare che almeno serva per le prossime volte, ma c’è anche da crederci poco, purtroppo.
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