Nozze con extracomunitari, patto tra sindaci “contro i clandestini”
Diventa un caso il protocollo per impedire le nozze di comodo. A Besozzo una contesa legale rilancia il tema. Ma c'è chi parla di proposta discriminatoria
Bloccare i matrimoni di comodo: clandestini extracomunitari con italiane anziane. E’ l’imperativo di un gruppo di sindaci che sta organizzando un movimento di opinione per cambiare alcune norme di legge. La proposta è partita da Giancarlo Cremona, il primo cittadino di Morazzone, ma sta trovando adesione in alcuni esponenti leghisti, dell’Italia dei valori e in altri sindaci italiani, circa una ventina, che oggi a Morazzone firmano un protocollo con cui chiedono questo: quando un extracomunitario si sposa con una italiana, o viceversa, automaticamente, il comune segnali le nozze ai carabinieri. Che poi faranno i controlli, per verificare se si tratta di vero matrimonio o di tentativo di regolarizzazione attraverso vie matrimoniali. Se troverano un clandestino, manderano a monte i fiori d’arancio.
«E’ un modo per regolarizzarsi eludendo i canali previsti dalla legge: ovvero, avere un posto di lavoro e un alloggio, come presupposto del permesso» dice il sindaco di Morazzone, che già mesi fa ha proposto il protocollo a tutti i sindaci del varesotto, e che nonostante la non alta adesione è deciso ad andare avanti su questa strada.
Sono diversi i casi di nozze con carabinieri che bloccano tutto, sposa anziana in lacrime e giovane marocchino e albanese rispedito a casa. Perché allora chiedere norme più severe se ci sono giù i carabinieri a sorvegliare? Perché i carabinieri non possono controllare tutti matrimonio d’Italia, dicono i sindaci.
La proposta è stata accusata di essere populista e demagogica, e anche inutilmente vessatoria nei confronti degli starnieri, che in questo modo vengono segnalati preventivamente alle forze dell’ordine senza aver commesso alcun reato.
Secondo i promotori la legge italiana ha un “baco” inspiegabile, cioè un primo cittadino non può chiedere il permesso di soggiorno a uno straniero ed è costretto a sposarlo anche se ha il sospetto che questi sia un clandestino. In almeno un caso però, c’è un sindaco che ha provato a intromettersi con più decisione: è accaduto a Besozzo, dove il primo cittadino Fabio Rizzi non ha celebrato un matrimonio tra un trentenne marocchino e una italiana di 51 anni, perché il marocchino era stato dichiarato irregolare dal prefetto. Ma il tribunale di Varese lo ha assolto dall’accusa di non aver ottemperato al decreto di espulsione. Ora, il legale Francesca Cramis, chiede che le nozze vengano celebrate mentre il sindaco ha chiesto un parere legale su come si debba comportare rispetto al precedente decreto prefettizio. Un caso che farà scuola.
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