«Ama la parrocchia altrui come la tua»

Il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, incontra parroci e fedeli durante la visita pastorale in città

Con la giornata di martedì 6 novembre è iniziato un breve intenso periodo per la comunità ecclesiale bustocca. Sua Eminenza il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ha incontrato i parroci, e in serata, al cinema Teatro Manzoni, accompagnato dal vicario episcopale monsignor Angelo Brizzolari e dal prevosto monsignor Claudio Livetti, ha incontrato i laici delle parrocchie cittadine. Domenica alle ore 16, inoltre, è atteso per una messa in San Giovanni da concelebrare con tutti i parroci. È dal 1991 che Busto attendeva una visita pastorale del suo arcivescovo: allora fu Carlo Maria Martini a incontrare quella che rimane una delle città più attive nella pratica e nella coscienza religiosa, come monsignor Livetti non si stanca di sottolineare.

La serata del Manzoni ha visto parroci e laicato, ad una voce, sottoporre al cardinale Tettamanzi questioni complesse dettate da un mondo che cambia tumultuosamente. Aspetti inerenti l’organizzazione interna della Chiesa locale, come i coadiutori costretti, per la scarsità di vocazioni, a occuparsi di più parrocchie ed oratori; una società che con l’immigrazione, la globalizzazione, una cultura e un sistema mediatico intensamente secolarizzati, pone sfide che mettono a volte paura per la loro vastità e novità. Il cardinale, paterno, risponde alle sollecitazioni di quella che in politica chiameremmo "base", ma qui è, semplicemente, la Chiesa.

Tettamanzi rimarca l’importanza del senso di comunione. «Ama la parrocchia altrui come la tua» parafrasa dal Vangelo: «lo dissi quando ancora ero a Genova» racconta in un gustoso aneddoto, «mi dissero: esagerato! Poi spiegai il senso di questa affermazione, e mi dissero: forse (forse!) ha ragione». È chiaro che le novità possono mettere paura e creare incertezze, afferma il cardinale. Di fronte all’immigrazione, «che vede molti più cristiani e cattolici che musulmani in Lombardia» ricorda, bisogna rispondere recuperando la proprià identità di cristiani cattolici in vista di un confronto lungo, non facile, ma fecondo e necessario. Sulla crisi della famiglia e dei suoi valori, Tettamanzi ripete che la migliore risposta è quella data dalla coppia cristiana sposata, «cui mai manca l’appoggio del Signore, sposo della Sua Chiesa». Sulla funzione dei preti, l’arcivescovo di Milano li vuole culturalmente preparati al mondo moderno, «ad una comunità cristiana mobile ed eterogenea, in un mondo segnato dal grande fenomeno della globalizzazione». Vocazioni in crisi? Tettamanzi non appare preoccupato. «La vocazione è universale, non è solo quella di farsi prete. È quella di essere persone, aperte al mondo e al prossimo».

Toccante l’intervento di don Silvano Brambilla, nella sua qualità di cappellano del carcere cittadino: «Ogni giorno faccio il giro del mondo facendo il giro delle celle, il 70% dei detenuti sono stranieri. Non parlo le loro lingue, eppure ci capiamo, ci incontriamo come persone. Non c’è il dialogo interreligioso, c’è il dialogo, punto. Noi preti diventiamo così compagni di viaggio per gli ultimi – pensate anche a don Benzi, come ha saputo essere vicino ai sofferenti». L’invito è per il cardinale: «A Natale, Eminenza, venga a visitare il carcere di Busto Arsizio». «Ho già visitato due volte i Miogni a Varese, e San Vittore, Monza, Opera, Bollate… ma Busto mi manca ancora» riconosce Tettamanzi. Don Silvano attende fiducioso, tra una messa e una visita ai "suoi" carcerati.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 07 Novembre 2007
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