Ecco da dove arrivano le “Voci di storie infinite”

Le emozioni della montagna e dell’amicizia: il coro racconta da dove nascono le canzoni dell’ultimo lavoro del “Valtinella”

“Voci di storie infinite”: un titolo presuntuoso?

No, le storie che cantiamo pur collocandosi in un contesto storico ben definito (un luogo, un momento della vita) hanno un valore e un insegnamento che va ben oltre l’occasione che le ha generate. L’amore, il dolore, la gioia, la rabbia, la bellezza della natura, la favola, l’ironia, il piacere di stare insieme sono presenti nella vita di tutti. Ecco perché quando cantiamo, chi ci sente, dopo un poco comincia ad ascoltarci, si lascia coinvolgere, partecipa ai sentimenti, si interessa alle storie… viene preso in un vortice di situazioni che lo allontanano dalla sala del concerto e lo portano a seguire la propria fantasia.

La fantasia è uno straordinario mezzo che ci consente viaggi meravigliosi, spostandoci velocemente da una terra di montagna, ad una pianura sconfinata, da un borgo isolato ad un luogo di festa. Il “fil rouge” che lega i diversi canti del nostro CD è la fantasia che ci aiuta a immedesimarci nelle storie che si susseguono…Varda che vien matina… quanto è stato intrigante l’inizio del canto con la fotografia scelta per la copertina. Quanti titoli, quante riflessioni suggeriscono l’alba, l’inizio di una giornata, ma anche l’inizio di un sogno.

La luce che penetra dalle finestre ci suggerisce l’attesa di un giorno radioso.

Così anche Maggio e Tasaoro due piccoli quadretti in cui il riferimento ad una stagione dell’anno si amplia alle stagioni della vita…

Quanta emozione alla vista di un frate che avanza portando con sé dalla Terra Santa una preziosa reliquia “spina di rosa rossa, spina senza fiore, spina profumata nel dolore…” (La sacra spina).

Segue la curiosità di scoprire chi si nasconde dietro un’antica maschera di legno che rinnova il ricordo di feste che si perpetuano nel tempo (Matez). Feste che hanno in sé un misto di religiosità, di riti pagani, di superstizione e di gioia.

Veniamo poi a un tema caro al nostro coro: la montagna. Rifugio bianco e Parole di roccia in cui il procedere verso una cima, è anche il procedere dentro noi stessi. Più che il testo, pure bellissimo, sono le armonie, l’accostamento delle tonalità a rendere mirabile il canto.

Suggestioni che si inseguono rapidamente come avviene in montagna con il paesaggio da una valle all’altra, con il cambiare della luce, il mutare del tempo, il trasformarsi della vegetazione, il susseguirsi dei profumi. Non mancano le fiabe ora con una vena malinconica (Restena) ora con una punta di ironia (M’hanno fatto burattino); personaggi come il lupo, il cattivo per definizione, di cui si traccia un quadro diverso dalla tradizione e di cui si mettono in luce i problemi che nascono da una vita da cacciatore e da preda (Prima o poi li mangerò…).Accostiamo ai guai del signor lupo alle prese con la severità della signora lupo un gioiello musicale di A. BenedettiMichelangeli, interprete straordinario, conosciuto in tutto il mondo come pianista,ma sconosciuto ai più come armonizzatore di canti popolari. Un testo e una tematica fra le più trattate ma che assume freschezza e suggestioni particolari grazie ad un sapiente dosaggio fra la cultura musicale dotta e la capacità di cogliere la spontaneità del racconto(La pastora e il lupo).

Oggi giorno i “briganti” si presentano in giacca, cravatta e camicia, ben rasati e profumati, con modi gentili e suadenti ed ecco che dalla penna di un grande amico (Alessandro Buggiani) e dalla sua ironia, nasce l’invito alla cautela, alla prudenza (Non aprite quella porta).

Un omaggio ai nostri amici alpini (Valore alpino, Trentatrè) un canto che ad ogni esecuzione sollecita l’orgoglio di chi ha militato in questo corpo e la curiosità e lo stupore in chi si trova immerso in sonorità bandistiche.

Accanto all’amore raccontato in un brano pieno di struggimento ed atmosfere esotiche (Juramento) la rabbia di chi è costretto a lavorare in condizioni disumane (Mama mia, mi son stufa). È poi l’allegria, il divertimento e la festa (Quand je bois; La coda del gatto e Widele, Wäddele). Due canti, questi ultimi, ascoltati dai nostri amici alsaziani della corale

“La Cantèle”. Canti che sono entrati immediatamente in sintonia con lo spirito del “Val Tinella”.

Cosa è il “Val Tinella”? Un coro di amici, un coro di persone molto diverse fra loro che nel momento di cantare sanno fondersi in un’unica espressione vocale. Certamente altri cori sanno cantare meglio di noi, sono più intonati, hanno singole voci migliori per timbro e purezza di suono… (possiamo continuare ancora per molto).

Ciò che però ci conferisce un carattere, un calore particolare è la capacità di stupirci di fronte ai testi che cantiamo, di emozionarci ogni volta che il canto inizia.

Non siamo un coro che utilizza il volume sonoro per impressionare, che ricerca effetti fine a se stessi. Crediamo (o almeno speriamo) di riuscire a fondere le nostre personalità, le nostre voci, il nostro modo di sentire nella ricerca di un’espressione che sia veramente la sintesi di tutti noi.

Non siamo speciali, siamo solo appassionati e un po’… matti. Come si fa a non esserlo se ogni anno con qualsiasi tempo (!!!) ci ritroviamo al Forte di Orino il mattino del 26 dicembre alle 9.45 per un concerto all’aperto?

Sono ormai sette anni che rinnoviamo questo appuntamento. Un appuntamento che ci permette di incontrare in un ambiente suggestivo, amici vecchi e nuovi. A loro va il nostro ringraziamento perché ogni volta rinnovano la loro stima e il loro affetto.

Una presenza che in tanti anni di attività (nel 2008 saranno quaranta) ci ha sostenuto e incoraggiato. Qualcuno ricorderà la prima esecuzione in occasione dei venticinque anni di Messa di don Felice Rimoldi, il parroco di Oltrona che con la sua dirompente energia ha prima voluto e poi sostenuto il coro.

Quanta emozione e quanta timidezza in quel primo tentativo corale. Qualcuno canta ancora con noi! A loro e a tutti coloro che hanno “indossato la nostra divisa” va il nostro ringraziamento. Anziani e giovani, fedeli per tanti anni o per pochi mesi, ciascuno ha portato il suo contributo lasciando un segno in… una storia (che si spera) infinita.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Novembre 2007
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