I leghisti reclamano i morti in guerra a colpi di bandiera

L'Anpi: "Gesto da censurare, si lede il sentimento di unità nazionale". I Giovani Padani autori dell'atto: "Gesto politico in contrapposizione al tricolore, per noi solo un marchio di fabbrica imposto"

Bandiere padane al posto del tricolore di fianco al monumento ai Caduti in piazza Repubblica. I vessilli innalzati nella notte tra mercoledì e giovedì dal movimento dei Giovani Padani varesino fanno ancora bella mostra di sé: non c’è vento quindi non sventolano, ma sono lì, accanto alla statua dedicata ai caduti di tutte le guerre: «Le rimuoveremo – commenta Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese -, non so perché ci siano ancora: la legge deve essere rispettata da tutti, questo è naturale, ma non mi spiego le polemiche. Trovo triste speculare su un atto specchio della passione politica di alcuni giovani, in un momento come questo dove impera l’antipolitica e il disinteresse per la cosa pubblica».

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Amareggiato per quanto accaduto Giuseppe Gatti, membro del comitato direttivo dell’associazione nazionale partigiani di Varese: «Una manifestazione di parte che non porta niente, un atto senza dubbio non positivo – commenta -, un gesto che cerca di distruggere la storia. È un atto da censurare: questi giovani padani troppo spesso mi sembra vadano oltre le idee politiche del loro movimento, condivisibili o meno non mi interessa. Gesti come quello delle bandiere possono mettere a repentaglio il sentimento di unità nazionale».

Non vuole aizzare la polemica Fabrizio Mirabelli, segretario Ds cittadino: «Ci sono cose ben più importanti da discutere – spiega -. Il fatto che non siano ancora state rimosse è segno che nelle grandi come nelle piccole cose tutta l’efficienza padana che sbandierano non si vede».
Non è stato difficile né complesso appendere là su le bandiere. Lo spiega Marco Pinti, segretario del movimento dei giovani Padani varesini: «Era tutto libero, senza lucchetti né altro. È stato un atto politico che rivendichiamo con forza: il “Sole delle Alpi” e la “Croce di san Giorgio” sono simboli del popolo del Nord, fortemente identitari. Li abbiamo messi in contrapposizione al tricolore, per noi solo un marchio di fabbrica imposto. Non vogliamo mancare di rispetto a nessuno – spiega ancora Pinti -: è stato un gesto dimostrativo contro chi ha mandato in guerra soldati che non avevano nessuna intenzione di andarci e che sono morti a migliaia, tutto non per difendere la nazione ma per mere spinte coloniali». Duro Stefano Clerici, consigliere comunale di Allenaza Nazionale e presidente provinciale di Azione Giovani: «L’episodio della scorsa notte non deve essere sopravvalutato, ma è inaccettabile che venga definito "un gesto di sana passione politica", perchè si tratta comunque di un atto vandalico, considerato il fatto che per issare le bandiere sono stati forzati diversi lucchetti – attacca Clerici -. Preoccupa la tendenza di alcuni giovani leghisti a rivendicare il possesso esclusivo della città. Questa è arroganza pura, e dubito che i cittadini ne siano contenti. Le manifestazioni demagogiche lasciano il tempo che trovano, anzi, alimentano un clima di odio di cui non abbiamo bisogno. Inoltre il sole delle Alpi, simbolo antichissimo proveniente dall’India e trasferito in epoca più recente (circa 4mila anni fa) nel bacino del Mediterraneo, ha a poco a poco assunto un significato funebre: prova ne sono i simboli trovati nelle recenti campagne archeologiche che hanno portato al recupero delle tombe reali macedoni. Insomma, non sembra certo il simbolo appropriato per cercare di rivitalizzare il movimento dei giovani leghisti».

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Pubblicato il 30 Novembre 2007
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