“La moschea non s’ha da fare”
Le ragioni del no nell'incontro indetto dal Carroccio: "si faccia il referendum"
Era strapiena l’aula consiliare di Sesto Calende ieri sera per l’incontro sul tema "Moschea: le ragioni del no" indetto dalla Lega Nord. Per opporre un netto "no" all’amministrazione Chierichetti, resasi disponibile ad individuare nel prossmo PGT un’area da destinare a moschea, si sono presentati, coordinati dal responsabile cittadino del Carroccio Orlando Veronese, rappresentanti locali delle istituzioni ma anche due "pezzi da novanta": l’assessore regionale al Territorio Davide Boni e il segretario provinciale della Lega Nord, nonché sindaco di Besozzo e consigliere regionale supplente, Fabio Rizzi. (vedi foto di Salvatore Porcu)
Introducendo la serata, Veronese contestava alcuni comportamenti delle controparti. «Offensiva» è risultata la domanda fatta da un rappresentante islamico, che non si è presentato alla serata, di garanzie sulla propria incolumità, peraltro non dategli dal rappresentante di un altro partito dell’opposizione cui aveva rivolto questa domanda. Dal pubblico ci si è poi lamentati del fatto che i vigili urbani avevano tolto alcuni cartelli di protesta piazzati in bella vista dal Carroccio; e anche una contemporanea riunione organizzata in un altro rione della città non è andata giù. Nella sola Sesto si contano ben 1041 stranieri regolari, ricordava Veronese, e la questione del referendum si pone dunque eccome per la Lega sestese. Alla serata sono intervenuti anche il sindaco di Angera Vittorio Ponti (che ha lodato l’iniziativa di un sacerdote di Ponzano Veneto che ha concesso l’uso della chiesa il venerdì a garanzia di una "moschea di solo culto"), il suo collega leghista di Cadrezzate, Maurilio Canton (che richamava a necessità di tenere un referendum tra i sestesi), e l’assessore al bilancio di Vergiate Franco Bertoni, in rappresentanza del sindaco Alessandro Maffioli.L’assessore regionale Boni è rimasto sul tecnico, spiegando che la legge regionale 12 invocata a "scusante" dall’amministrazione sestese non obbliga i Comuni a individuare aree di culto, bensì glielo permette. «Siamo uno Stato laico» aggiunge Boni. Una difficoltà, aggiunge, è capire per la politica con chi relazionarsi vista l’assenza di vere e proprie gerarchie religiose nell’Islam. Vi è poi, per Boni, la necessità di limitare strettamente ogni eventuale moschea al suo ruolo di luogo di culto, evitando ogni scappatoia che faccia di un centro culturale una moschea «al di fuori di ogni norma di sicurezza». Ma ormai «qui, più che i fedeli, a porsi il problema è la stessa amministrazione…» punzecchia l’assessore regionale, aggiungendo riferimenti ai casi di sostegno al terrorismo verificati dalle forze dell’ordine in alcune moschee e all’origine dei finanziamenti che certi luoghi di culto riceverebbero. «In Lombardia siamo 9,5 milioni in 20.000 kmq, non possiamo continuare a fare entrare gente; il 35% dei 3,5 milioni di stranieri in Italia sono tutti qui» conclude Boni.
Del tutto in stile Carroccio l’intervento di Fabio Rizzi: «La moschea non s’ha da fare, dietro ognuna di esse c’è un problema subdolo, molte sono solo facciate per riunirsi pe altri fini che non la preghiera. Aprirne una è creare un problema di sicurezza e ufficializzare un’invasione culturale, perchè in questo paese l’italiano è cittadino di serie B nei confronti di chi introduce le proprie culture, tradizioni e modalità d’azione…» Ce n’è anche per la stessa legge Bossi-Fini, pur definita «buona tra virgolette», che spingerebbe i clandestini a disfarsi dei documenti, anche avendoli, per impedire l’accompagnamento alle frontiere; altre critiche di Rizzi, infine, si indirizzavano contro questura e magistratura varesine.
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