Marito si difende in aula: «Non ho violentato mia moglie».

Interrogatorio a tratti carico di tensione. Accusato di violenza sessuale, respinge le accuse. Sfilano i periti

«Non ho violentato mia moglie». Drammatica autodifesa, davanti ai giudici, di un 39enne di Tradate accusato di aver abusato della coniuge, da cui si stava separando, durante un litigio.  L’uomo è sotto processo per violenza sessuale, minacce e lesioni e nel 2003 si fece anche quattro mesi di carcere dopo la denuncia. Terribile, a detta della donna, l’episodio, avvenuto nella loro casa di Tradate. Una lite furibonda, la mattina del 6 giugno 2003, sfociata in una doppia violenza nei suoi confronti.
Il giovane fu arrestato e portato in cella. La difesa ne chiese la perizia psichiatrica che certificò un buono stato di salute. In fase di indagine, si tenne un incidente probatorio davanti al gup (una parte di processo anticipata e acquisita come definitiva), in cui furono interrogati i due figli piccoli della coppia. Uno aveva visto i genitori litigare ma dall’interrogatorio la violenza non fu provata. Nonostante questo, gli elementi per andare a processo sussistevano.
La scorsa udienza la ex moglie ha confermato le accuse. In aula, questa mattina (martedì), l’uomo, caporeparto in un’azienda della zona, è stato interrogato, con picchi di tensione, dal pm Sara Arduini. La lite di quella mattina per l’imputato andò così: «Lei mi puntò un coltello – io glielo rubai, impugnandolo dalla parte della lama, poi ammetto di averle dato uno schiaffo, ma non ho mai avuto alcun rapporto sessuale quella mattina. Seppi solo qualche ora dopo che il nostro litigio era stato trasformato in una violenza». Perché allora quella accuse? «Non me lo spiego».
L’accusa è però di tutt’altro avviso e ha insistito sul fatto che tra i due vi era dell’astio: i continui litigi tra moglie e marito, e in particolare il fatto che l’imputato era molto arrabbiato perché la moglie frequentava un nuovo compagno che avrebbe dormito, una notte, nella stessa casa dove loro abitavano con i figli. Il pm ha anche rimarcato le divergenze per i soldi (dovevano pagare un mutuo) e alcuni aspetti della personalità dell’imputato, che aveva interessi legati alla Wicca, gruppo religioso gravitante nella galassia dei movimenti neopagani.
«Ma nulla di illegale o che c’entri con la presunta violenza» dice la difesa, rappresentata dal legale Giuseppe Carignola.  E anche l’imputato ha chiarito di non aver alcuna credenza legata a satanismo e simili.
Sono stati poi acquisite agli atti alcune relazioni tecniche in cui si parla di ecchimosi superficiali. Tra queste anche quella del perito ginecologo nominato nel 2005 dal gup e che, sulla base dei referti e delle relazioni a sua disposizione, concluse che non vi sono elementi per affermare che vi siano stati rapporti avuti con la costrizione. 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 20 Novembre 2007
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