«Nello spazio non possiamo farci la doccia»

Incontro con l'astronauta Roberto Vittori a Ville Ponti in una conferenza organizzata dal Rotary e dall'Agenzia Spaziale Italiana a Varese

Cinquant’anni nello spazio ripercorsi attraverso un viaggio nella storia della televisione, è stato questo il filo conduttore della conferenza di questa mattina al centro congressi “Ville Ponti”, organizzata dal Rotary club di Varese. La mattinata ha visto la partecipazione di Giosuè Boetto Cohen, autore di molti programmi culturali per la televisione, giornalista RAI, oggi responsabile dei progetti di comunicazione dell’ASI e Roberto Vittori, colonnello dell’Aeronautica Militare ed astronauta, per due volte a bordo della stazione spaziale internazionale e delle navicelle Soyuz.
 
Una televisione ormai sconosciuta quella andata in onda questa mattina al centro congressi “Vile Ponti”, attenta alla serietà e alla qualità dei contenuti che proponeva. Ecco allora che vengono proiettati filmati provenienti dalle Teche RAI che illustrano alcuni momenti significativi e poco noti della corsa alla luna e della divulgazione scientifica degli anni ‘60-’70; eccone altri realizzati negli USA dalla Disney negli anni’ 50; ecco apparire sullo schermo il faccione del grande giornalista Ruggero Orlando corrispondente dal centro spaziale USA in occasione del primo esperimento di “passeggiata lunare” mai tentato dall’uomo, e ancora un’altra intervista storica che Sergio Zavoli fece a Von Braun padre del programma spaziale statunitense. Insomma un’attenzione alla scienza che oggi è quasi del tutto scomparsa dai palinsesti televisivi. Servirebbe una drastica riforma del sistema radiotelevisivo, ci spiega Boetto Cohen, «ma oggi il quadro politico non ha i numeri per farlo e chi in passato ce li ha avuti probabilmente non ne ha avuto “l’interesse”». 

Non sono mancati alcuni aneddoti sulla vita nello spazio che l’astronauta Roberto Vittori ha raccontato incalzato dalla curiosità del pubblico. Sapevate per esempio che gli astronauti nello spazio non possono farsi la doccia? Proprio così l’assenza di gravita non permette di utilizzare grandi quantità di acqua che potrebbe rovinare gli apparecchi elettronici della navicella. E il cibo? Chissà come sarà buono e succulento su una navicella spaziale.. Invece no, la bontà del cibo è proprio da escludere, viene confezionato in bustine di plastica o nel migliore dei casi in scatolette di latta e il sapore lascia alquanto desiderare. Il momento in cui un astronauta  ha più paura? Senza alcun dubbio il viaggio di ritorno, racconta Villori, attraversare l’atmosfera per tornare sulla terra è un esperienza traumatica «io stesso sono arrivato a temere per la mia vita in alcuni momenti dell’atterraggio».

Sono testimonianze straordinarie quelle riportate durante la conferenza, che fanno rinascere un afflato verso le scoperte scientifiche troppo spesso dimenticate o relegate in coda alle notizie dei telegiornali tra le notizie di gossip e le previsioni del tempo.

 

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Novembre 2007
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