Osterie varesine crescono
Presentati i quattro locali varesini che fanno parte della Guida alle osterie d'Italia di Slowfood
Sono una piccola, resistente enclave di Italia buongustaia nel varesotto normalmente parco di buongusto gastronomico.E ogni anno, ormai da diversi anni, vengono presentati dalla sezione varesina di slowfood (quest’anno nel nome di Fabio Zanetti, nella foto): sono i proprietari delle osterie varesine selezionate dalle Osterie d’Italia, la guida dei luoghi del mangiare e bere bene all’italiana edita da Slow Food.
Quattro, quest’anno, le eccellenze varesine, tutte già conosciute dalla guida: “Il camoscio” di Monteviasco, “La Vittoriosa” di Cuirone di Vergiate, “L’osteria del Gatto Rosso“ di Brissago Valtravaglia e “l’osteria di Nerito Valter” di Cantello.
Per il Camoscio, cioè il vecchio circolo con bocciofila del suggestivo paesino alle falde del Monte Lema, che si può raggiungere solo con la funivia o con una bella passaggiata “preparatoria al pasto” da oltre 1400 gradini, è la seconda menzione consecutiva: merito del menù di selvaggina di Gianni Ranzoni, uno dei rari monteviaschesi doc (ma di inverno, ormai, passa a maccagno gran parte della settimana)? O dei salumi fatti “a mano” (“quest’anno abbiamo usato sette maiali – ha spiegato Ranzoni – e sono bastati appena appena per la stagione”)? In ogni caso, secondo le osterie d’Italia, vale la gita. Se di sera, con pernotazione: bisogna infatti avvertire la funivia che si riscende…
E’ alla seconda menzione anche l’osteria del Gatto Rosso di Brissago Valtravaglia, osteria nel centro del paese nata letteralmente come estensione della cucina di Mariagrazia Sai che con il marito Rolando Saccucci ha aperto il locale quattro anni fa. “L’osteria nasce intorno ai vini – spiega Mariagrazia, mentre il marito sottolinea amorevolmente quanto lei sia un’appassionata vera – a cui abbiamo aggiunto, a completamento, salumi e formaggi e anche i piatti caldi che faccio io. Ma sono piatti alla buona, quelli che so fare: io non sono una cuoca”. Una non cuoca che ha già fatto il giro di italia con un locale che quest’anno si è guadagnato anche il “bollino” di “osteria del buonformaggio”.
E’ un gradito ritorno invece quello dell’osteria del Nerito a Cantello: locale che festeggia il ventennale e che era già stato presente per alcuni anni, nel decennio del 1990, nella guida alle osterie d’Italia. Poi, quello che è uno dei locali più graditi da italiani e svizzeri per mangiare gli asparagi di Cantello, ne è uscito e quest’anno fa la sua ricomparsa, al seguito non solo della fama dei suoi asparagi -dove c’è lo zampino anche di un’altra delle citazioni della guida: l’azienda agricola di Federica Baj, giornalista letterata e contadina, con le sue verdure cantellesi bio tutte da comprare — ma anche di altri piatti forti, come il brasato d’asino o le zuppe.
La quarta citazione slowfood è quella della trattoria La Vittoriosa, di Cuirone di Vergiate, frazione che ha già annoverato anche altre segnalazioni nel passato. Quest’anno segnalata è la trattoria – ma anche bar tabacchi e posteria, proprio alla vecchia maniera – delle sorelle Mariarosa e Pia Gerosa, dove vince la stratradizione: dai tortelini in brodo ai bruscitt con la polenta, dal bollito ai risotti.
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